La paralisi dell’attività Usa preoccupa i mercati. Salgono i rendimenti dei Treasury

121

MILANO – I mercati scelgono la cautela in attesa che si sblocchi l’ennesimo rischio-shutdown negli Stati Uniti, il blocco delle attività dell’amministrazione che deve essere rifinanziato per legge. I future sui listini europei sono incerti, mentre in Asia le azioni sono riuscite a chiudere in terreno positivo. Sul mercato dei bond, continua il rialzo dei rendimenti dei Treasury americani, salito verso il 2,65%, mentre il dollaro è nel mezzo di una due giorni di debolezza. Sul calo dei prezzi dei titoli di Stato americani (e quindi sul rialzo dei tassi) pesano i ragionamenti degli investitori circa un ritorno dell’inflazione e la crescita sostenuta che si respira a livello globale.
Lo spread tra Btp e Bund apre stabile a 140 punti con un rendimento all’1,98%. Anche l’euro apre poco mosso sopra quota 1,22 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,2256 dollari. Il Bitcoin, protagonista di una violenta correzione negli ultimi giorni, si è stabilizzato di nuovo sopra 11mila dollari. Continuano però a giungere nuovi indizi di un giro di vite sulle criptovalute della Banca centrale cinese: secondo una nota interna emessa mercoledì scorso dall’istituto che regola la politica monetaria di Pechino, i servizi di trading di criptovalute offerti dalle banche cinesi sono oggi “severamente proibiti” e gli istituti di credito devono prevenire che vengano usati i canali di pagamento per le transazioni in criptovalute. Le banche, spiega ancora la nota a cui ha avuto accesso il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, devono “aumentare i controlli sulle transazioni e chiudere tempestivamente i canali di pagamento una volta che si è scoperto un sospetto scambio di criptovalute”.
Stamattina la Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi in leggero rialzo nell’ultima seduta della settimana, nonostante la correzione degli indici azionari statunitensi e in vista di maggiori indicazioni dalla stagione delle trimestrali in Giappone. OAS_RICH(‘Bottom’); L’indice Nikkei ha segnato una variazione appena positiva dello 0,19%, a quota 23.808,06. Sul mercato dei cambi lo yen si è portato poco sotto un valore di 111 sul dollaro, mentre è stabile sulla moneta unica, intono a quota 135.
Gli indici a Wall Street, ieri sera, hanno chiuso in calo, sotto i record raggiunti nella seduta precedente. Ha pesato il rischio di uno shutdown, la paralisi del governo federale che potrebbe scattare domani alla mezzanotte a Washington, le sei del mattino di sabato in Italia. I legislatori devono trovare un accordo per continuare a finanziare, anche solo temporaneamente, la pubblica amministrazione. Alla Camera è passata una proposta che però il Senato potrebbe bloccare; si tratta in ogni caso solo di un provvedimento che offre un supplemento di tempo – fino a metà febbraio – per trovare una soluzione più stabile. Possibile che le forze che si oppongono a Trump, spiega Bloomberg, forti dei numeri al Senato lo usino come leva per forzare il presidente sulle posizioni anti-immigrati. A mercati ormai chiusi, Loretta Mester, presidente della Fed di Cleveland, ha spiegato che serviranno tre rialzi dei tassi nel 2018 e altri tre nel 2019; la stima mediana comunicata dalla Banca centrale per l’anno in corso è di tre strette e per il prossimo di due. Secondo lei, le politiche fiscali nei prossimi due anni avranno un impatto positivo dello 0,25-0,5% sulla crescita Usa e l’inflazione raggiungerà un tasso di crescita annua del 2% tra 12 o 24 mesi. Arrivato a cedere 168 punti, il Dow ne ha lasciati sul terreno 97,84, lo 0,37%, mantenendo comunque la soglia di 26mila. Lo S&P500 ha limato lo 0,16% e il Nasdaq lo 0,03%.
Dal fronte macro si segnala che in Germania l’indice dei prezzi alla produzione ha segnato a dicembre una crescita mensile dello 0,2% rispetto al +0,1% registrato a novembre, in linea con le attese del mercato. Su base annua il dato è cresciuto del 2,3% contro il +2,5% della passata rilevazione. Si attendono i dati Bankitalia del bollettino trimestrale, le vendite al dettaglio del Regno Unito e la fiducia delle famiglie calcolata dall’Università del Michigan negli Stati Uniti. Il ministro Padoan interviene alla presentazione dei risultati della Bei.
Per le materie prime, il prezzo del petrolio è in calo sui mercati asiatici per l’effetto delle prese di beneficio e delle inquietudini di un aumento della produzione negli Usa. Il light sweet crude (Wti) cede 74 cent a 63,21 dollari nei primi scambi in Asia. Il Brent perde 67 cent a 68,64 dollari.




  • CONDIVIDI