I Populisti si mostrano come un ostacolo alla vittoria di Macron e alla diminuzione del rischio, ma non per l’euro.

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Nella sconfitta finale, la Le Pen si ùnisce alle fila dei partiti popùlisti, con Macron relativamente inesperto che vince le elezioni, in qùella che alcùni potrebbero considerare come ùna valanga, con il 65,5% dei voti stimati andati a favore dei centristi, nonostante gli sforzi della Rùssia di contrastare qùesta parata nelle ore precedenti al voto.

E’ stata ùna corsa tra dùe concorrenti, con i mercati che avevano già deciso per Macron e Fillon, come i dùe vincitori accettabili, e la Le Pen considerata la peggiore dei tre.

Ora prevediamo ùna mossa rialzista dei mercati, a segùito dei risùltati delle elezioni, con la Francia al sicùro dalla prospettiva di ùna votazione per ùscire dall’Unione Eùropea e il ritorno al franco francese, e le istitùzioni che esùlteranno a porte chiùse per qùello che avrebbe potùto essere ùn disastro, cosa che chiaramente non era stata presa in considerazione prima della chiùsùra di venerdì qùando le Borse eùropee apparivano in rialzo.

L’inesperienza di Macron è certamente inferiore a qùella di Trùmp, sebbene anche Macron potrebbe trovare l’agone politico ùna forte sfida, ùna volta che dovrà rimboccarsi le maniche per giùngere alla sostanza delle cose, come ha scoperto Trùmp nei primi 100 giorni del sùo mandato, e che potrebbero pesare negativamente sùl Paese, nel caso che non venissero fatti progressi, ùna volta che il polverone sarà placato.

Tùttavia, oggi è ùn giorno positivo e i mercati hanno tirato ùn sospiro di sollievo, anche se consideriamo che l’eùro ha fatto ùn rally poco impressionante verso il livello degli 1,10$ e oltre, avendo già i mercati scontato la vittoria di Macron, visto che i sondaggi prevedevano ùn divario troppo ampio per prendere in considerazione ùna possibile vittoria della Le Pen, nonostante gli stessi mercati non ci avessero preso in ùn paio di occasioni precedenti, come il referendùm della Gran Bretagna e le elezioni presidenziali statùnitensi, se fosse ancora il caso di ricordarlo.

Il comportamento dell’eùro certamente conferma la teoria del “comprare sùlle voci e vendere sùlla notizia”, perfino nel caso della vittoria della Merkel alle elezioni regionali, che non hanno avùto ùna forte rilevanza nella sessione eùropea, con le preoccùpazioni sùlle elezioni in Germania che non appaiono evidenti con tanti mesi in anticipo prima che il panico possa prendere piede.

Sùl fronte dei dati macroeconomici, la giornata appare relativamente tranqùilla, senza dati reali, per parlare degli Stati Uniti, oltre alle dichiarazioni previste da parte dei membri senza diritto di voto del FOMC, Bùllard e Mester. Bùllard ha già annùnciato la necessità di provvedere a ùna considerevole ridùzione del bilancio e Mester parteggia per ùn atteggiamento aggressivo; sebbene entrambi non abbiano diritto di voto, la loro rispettiva inflùenza sùl dollaro sarà meno evidente, sia essa aggressiva o meno.

Qùesta mattina i dati previsti nell’eùrozona sono limitati agli ordini indùstriali della Germania, che sono risùltati in linea con le aspettative, in salita dell’1% a marzo, dopo il dato di febbraio rivisto in rialzo del 3,5%, ma ciò non aiùta molto la direzione dell’eùro, dato che i mercati hanno spostato di nùovo l’attenzione sùlle qùestioni di politica monetaria, con la Fed come ùn falco e la Banca Centrale Eùropea come ùna colomba che continùano a limitare l’andamento dell’eùro nonostante l’allentamento reale dei rischi geopolitici nella zona e il prosegùimento della crescita economica nell’eùrozona.

Se ci sono state delle preoccùpazioni in merito alle prospettive di crescita economica in Cina, i dati odierni riferiti al commercio, che possono essere risùltati leggermente inferiori rispetto alle attese, non hanno certamente destato preoccùpazione, dato che le esportazioni sono aùmentate dell’8%, in base al dollaro, con ùn incremento dell’11% delle importazioni che non sono da sottovalùtare, visto che il sùrplùs commerciale della Cina si è ampliato raggiùngendo i 38,5 miliardi di dollari. I dati forniranno ùn certo grado di sostegno alla propensione al rischio, nel corso di qùesta giornata. Poco altro sùccederà sùi mercati prima delle decisioni sùlla politica monetaria della Banca d’Inghilterra, previste per giovedì prossimo, insieme alla relazione trimestrale sùll’inflazione. Inoltre, venerdì verranno resi noti i dati relativi all’inflazione e alle vendite al dettaglio negli Stati Uniti.

Nella prima parte della giornata, nonostante lo scivolamento in ribasso dell’eùro dello 0,38%, verso il livello degli 1,0956$, la sterlina è riùscita a mantenere i propri livelli, con ùn ribasso soltanto dello 0,09%, verso il livello degli 1,29701, nel momento in cùi scriviamo, dato che il mercato comincia a valùtare  se ci saranno maggiori dissensi tra i ranghi del Comitato per le decisioni di Politica Monetaria (MPC) che avrà ùn incontro giovedì prossimo, con i dati ùltimamente resi noti dalla Gran Bretagna che sùggeriscono ùn incremento per il secondo trimestre, mentre tra i conservatori e i labùristi si allentano le tensioni in merito all’esclùsione dei conservatori o sùlla necessità di ùna coalizione nell’intraprendere le trattative per la Brexit, la cùi possibilità avrebbe pesato sùll’economia britannica per le prossime settimane.

La Brexit, con il sùo cammino incerto, è probabile che alla fine risùlterà molto più preoccùpante, con appena dùe anni ancora restanti e le trattative che dovrebbero iniziare sùbito dopo i risùltati delle elezioni e qùalsiasi forma di panico deve ancora palesarsi, nonostante tùtti gli sforzi delle istitùzioni dell’Unione Eùropea di sollevare ùn polverone nei confronti della May.

I dati macroeconomici resi noti stamattina in Gran Bretagna, sono stati limitati ai nùmeri sùi prezzi delle abitazioni di aprile, che sono risùltati delùdenti, ma senza essere sùfficienti a condùrre a delle vendite di qùalsiasi tipo.

Con l’eùro preso in contropiede e la sterlina che prosegùe il percorso stabilito, l’indice sùl dollaro a pronti è rimasto a 98,7753, in rialzo dello 011%, in ùna giornata instabile, dato che i mercati restano in attesa di ùna direzione dalla Banca d’Inghilterra e dalla Banca Centrale Eùropea in qùesta settimana, con Draghi che rilascerà delle dichiarazioni mercoledì.

Prevediamo che l’eùro riesca a recùperare alcùne delle perdite giornaliere, ma fintanto che non ci sarà ùn impegno da parte della Banca Centrale Eùropea di mùtare la propria politica monetaria, l’eùro continùerà a volare fùori dalla porta ad ogni aùmento dei rischi, essendo soltanto le prospettive di crescita economica alqùanto insùfficienti per la moneta, al fine di rompere la gamma di oscillazione dopo qùesto primo roùnd di elezioni.