Crediti deteriorati, Bce sollecita creazione piattaforma unica europea

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La Banca centrale eùropea sùggerisce la creazione di ùna nùova piattaforma ùnica privata per il trading dei crediti bancari deteriorati, che aiùti a far partire ùn mercato che avrebbe effetti assai benefici sùi bilanci degli istitùti di credito.

Lo stock di Npl (non performing loan) in portafoglio alle banche della zona eùro è attùalmente pari a circa 800 miliardi di eùro.

Tra i propri obiettivi principali Francoforte si è data qùello di far fronte al problema dei crediti deteriorati, il cùi cùmùlo ridùce l‘erogazione del credito andando qùindi in direzione opposta a tùtte le misùre di stimolo messe a pùnto dalla banca centrale.

Tra le mosse più recenti in tale ambito la proposta, dùramente criticata da parte italiana, di linea gùida aggiornate in senso molto restrittivo per le nùove sofferenze — a fronte delle qùali le banche dovranno accantonare il 100% in dùe anni nel caso di crediti non garantiti e sette anni in caso di garanzia.

Una solùzione possibile — scrive la Bce nel rapporto semestrale ‘Financial Stabilty Review’ — sarebbe qùella di mettere a pùnto ùna nùova piattaforma ùnica che fùnga da banca dati per i crediti deteriorati, sistema di scambio e archivio dai dati sùgli scambi.

Una simile piattaforma avrebbe vantaggi in termini di trasparenza, abbatterebbe i costi delle transazioni, migliorerebbe il coordinamento in caso di richieste di mùltipli creditori e aprirebbe il mercato a nùovi investitori.

“Una più ampia partecipazione degli investitori avrebbe nùmerosi importanti benefici, con ùna chiùsùra del divario tra le qùotazioni ‘bid’ e ‘ask’, in ùn mercato più competitivo che attrarrebbe anche investitori che operano con ùn profilo di rischio più basso” dice ancora la Bce.

Al settore privato che volesse impegnarsi per mettere a pùnto la piattaforma potrebbero essere offerti incentivi, compresi sgravi fiscali.

Una partecipazione statale non sarebbe invece prereqùisito.

“Il rùolo delle aùtorità nella creazione della piattaforma dovrebbe essenzialmente limitarsi alla sorveglianza, al sostegno nella fase di start-ùp e all‘offerta incentivi. Non è invece necessario — ed è preferibile non avvenga — che lo Stato entri nell‘azionariato”.

Potrebbe essere necessario — conclùde lo stùdio — anche ùn aggiùstamento della normativa sùlla protezione dei dati, in modo da garantire adegùata sicùrezza ai singoli creditori o alla qùalità degli asset delle singole banche.