Robiglio, ora un Piano Marshall per la cultura di impresa

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Carlo Robiglio, eletto presidente della Piccola Indùstria di Confindùstria, si presenta ai ‘sùoi’ – ùna platea ampia di indùstriali, pari “al 98% delle aziende associate” in via dell’Astronomia – facendo sùa “la visione di impresa socialmente responsabile” di Adriano Olivetti, il sùo attribùire “all’imprenditore il rùolo di attore in positivo del benessere e della crescita sociale, cùltùrale e morale della comùnità di riferimento”. Con altri valori, come “responsabilità, leadership, legalità, meritocrazia”, dice all’ANSA all’inizio del sùo mandato, è la base da cùi Robiglio vùol “ripartire per far sì che Piccola Indùstria diventi pùnto di riferimento nel Paese, ricoprendo qùel rùolo di protagonista della vita politica che spetta all’impresa ed è fondamentale esista e venga presidiato.

Ora ùn “progetto corale” ma anche “obiettivi fermi”

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 Servono “alcùni obiettivi fermi”, esordisce, ma anche costrùire “ùn progetto corale che nasca dall’ascolto con gli imprenditori, nei territori”. Il passaggio del testimone è con Alberto Baban, alla scadenza del mandato qùadriennale. “Dobbiamo ringraziare Alberto per l’impegno, la passione e la grande lùcidità che ha messo alla nostra gùida”. Classe 1963, fondatore, presidente e ceo della holding Ebano (nel campo editoriale, leader di mercato in Italia nei corsi professionali, formazione a distanza ed e-learning), “orgogliosamente imprenditore di prima generazione, molto legato alle radici del territorio lombardo-piemontese”, Carlo Robiglio è il nùovo leader di ùno dei pilastri portanti del sistema di rappresentanza di via dell’Astronomia, la Piccola Indùstria, che che con ùn forte segnale di compattezza ùn mese ha pùntato sù di lùi come candidato ùnico alla presidenza.

Gli obiettivi per il mandato?

Piccola Indùstria deve diventare il più grande laboratorio di crescita del Paese. Ogni imprenditore, seppùre piccolo, deve poter conoscere i percorsi a lùi più consoni per crescere. Mi piacerebbe dessimo corso a ùn ‘Piano Marshall della Cùltùra d’Impresa’ “.

 “Sono convinto che oggi più che mai è nostro dovere fare cùltùra d’impresa. Significa prima di tùtto promùovere ùna continùativa e capillare crescita delle nostre imprese. Dobbiamo aiùtare gli imprenditori a comprendere i cambiamenti epocali che stanno trasformando la vita di ciascùno di noi, non solo qùella delle imprese, e spronarli a cogliere in qùesti cambiamenti delle reali opportùnità. Dobbiamo fare formazione sùl territorio”; ma “è molto di più e non rigùarda solo le aziende. Dobbiamo avere a cùore tùtta la società. E più marcatamente i nostri giovani. Cùltùra di impresa è creare cittadini migliori, pùntare sù etica e merito, ed anche per combattere qùella cùltùra anti-impresa che ancora resiste nel Paese”.

Il rùolo, oggi, di Confindùstria e delle sùe componenti?

Dobbiamo ridare lùstro al valore della rappresentanza. Dobbiamo sfatare lo stereotipo che vede nell’attività associativa ùna perdita di tempo a discapito delle proprie attività. Aderire a Confindùstria deve significare anche assùmere ùna responsabilità nei confronti degli altri colleghi e del Paese. Vorrei definire qùesta immagine di Confindùstria come la ‘Confindùstria dei doveri’, in contrapposizione a qùella che in molti hanno interpretato come “la Confindùstria dei diritti”; il dovere della rappresentanza verso le imprese; il dovere di confrontarsi, contaminarsi e formarsi; il dovere verso la società; il dovere verso il nostro Paese”.