Banche: piccoli soci in via di estinzione (Mi.Fi.)

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In queste settimane Piazza Affari sta assistendo all’ennesimo esempio, forse quello più eclatante. L’aumento di capitale da 700 milioni lanciato lunedì 19 dal Credito Valtellinese è l’ultimo di una lunga serie di operazioni iperdiluitive che negli ultimi dieci anni hanno ridisegnato il volto di quotate piccole e grandi.

La banca presieduta da Miro Fiordi e guidata da Mauro Selvetti, ricorda Milano Finanza, emetterà quasi 7 miliardi di azioni, a fronte dei 110 milioni in circolazione, per un rapporto di concambio di 631 nuovi titoli ogni vecchia azione. Una marea di carta sarà insomma rovesciata sui soci della ex popolare valtellinese alle prese con un difficile percorso di pulizia dell’attivo e ristrutturazione. Solo per fare un esempio, chi avesse un pacchetto di dieci azioni (che solo venerdì 16 sarebbe valso 78 euro) dovrebbe sborsare 631 euro per mantenere la quota pre-aumento. Una scommessa impegnativa per un cassettista, soprattutto dopo la pesante flessione subita dal titolo Creval negli ultimi sei mesi. Se invece l’investitore decidesse di vendere tutti i diritti, la diluizione sarebbe del 99,8%, praticamente totale. Scommesse del genere però non sono nuove a Piazza Affari. Dal 2008 a oggi molte società hanno lanciato aumenti di capitale iperdiluitivi, costringendo perfino la Consob a intervenire per correggere le anomalie borsistiche di azioni e diritti.

In un’ideale classifica delle operazioni che hanno penalizzato maggioramente i piccoli soci, al secondo posto dopo Creval viene la ricapitalizzazione da 1,1 miliardi che Fonsai lanciò nel 2012 per lasciarsi alle spalle il dissesto dei Ligresti.

Anche in quel caso l’emissione di nuove azioni fu impressionante: per ogni vecchia azione ordinaria ne vennero assegnate 252 nuove con un effetto diluitivo del 99,6%. Non molto diverse peraltro furono le condizioni dell’aumento dal medesimo importo che Unipol lanciò per finanziare il salvataggio: il gruppo guidato da Carlo Cimbri propose infatti un concambio di venti nuove azioni per ogni vecchio titolo detenuto per un effetto diluitivo del 95,2%. Come si vede, quasi sempre ricapitalizzazioni di questo genere sono volte a gestire fasi di ristrutturazione o di forte stress finanziario, quando non veri e propri salvataggi. Lo si è visto nei casi della Seat Pagine Gialle (che nel 2009 ha dovuto lanciare un’offerta da 200 milioni nell’ambito dell’ennesima ristrutturazione del debito), della Tiscali di Renato Soru (180 milioni nel 2009) e Stefanel (50 milioni nel 2010).

red/lab

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