Bce: Draghi, attenzione a titoli illiquidi (MF)

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La riduzione dei rischi delle banche non deve riguardare soltanto i crediti deteriorati, ma anche gli attivi illiquidi (noti come asset di livello 2 e 3). Lo ha sottolineato ieri Mario Draghi, presidente della Bce, ieri in audizione alla commissione economica del Parlamento europeo. I Paesi che valutano di dare una garanzia comune sui depositi europei non vogliono essere esposti ai rischi delle banche, ha detto Draghi, con implicito riferimento ai timori della Germania sugli istituti del Sud Europa. Perciò “la riduzione dei rischi deve procedere assieme alla loro condivisione”. Il presidente Bce ha però ricordato che, quando si parla di pericoli bancari, non bisogna pensare soltanto ai non-performing loans: “In parte ci sono gli npl, ma ci sono anche gli asset di livello 2 e 3. I primi sono un’eredità della recessione, i secondi della crisi finanziaria: entrambi devono essere affrontati”, ha detto Draghi.

Gli attivi illiquidi, scrive MF, abbondano nelle banche tedesche e francesi: la Vigilanza di Francoforte, che ha al vertice la francese Danièle Nouy e la tedesca Sabine Lautenschlaeger, è intervenuta in modo meno incisivo su questi titoli rispetto ai crediti deteriorati. La supervisione Bce sta conducendo un’analisi dei modelli interni utilizzati dalle banche nelle valutazioni degli asset illiquidi. Gli attivi di livello 2 e 3 tuttavia non sono considerati un’urgenza dalla Vigilanza, nonostante una recente ricerca della Banca d’Italia ne abbia mostrato i rischi, oltre che le somiglianze con la questione npl. È questo un elemento da considerare in vista del rafforzamento dell’Unione bancaria: i contribuenti italiani dovrebbero essere protetti dai rischi delle banche tedesche e francesi, così come quelli di Germania e Francia saranno al riparo dai pericoli delle banche italiane.

red/lab

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