Infrastrutture: serve ricostruire (Mi.Fi.)

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Il governo italiano da tempo è impegnato a fronteggiare due grandi problematiche occupazionali, legate allo stato di crisi attraversato da aziende di riferimento del sistema-Paese, ovvero Alitalia (oltre 11.600 dipendenti) e Ilva (14mila i lavoratori negli stabilimenti nazionali di cui 11mila solo a Taranto), che per essere risanate necessitano di tagli drastici alla voce forza lavoro: almeno 2mila le fuoriuscite individuate dalla tedesca Lufthansa per la compagnia aerea di bandiera e altri 4mila esuberi prospettati dalla newco Am Investco (Arcelor Mittal e Cdp subentrata al gruppo Marcegaglia).

Mentre, scrive Milano Finanza, in queste ultime settimane è scoppiato anche politicamente (in vista della tornata del prossimo 4 marzo), il caso Embraco: la società controllata da Whirlpool ha chiuso lo stabilimento in Piemonte delocalizzando 497 dipendenti in Slovacchia. Numeri rilevanti per il mercato che però nulla hanno a che vedere con quelli di un altro settore strategico, ma attraversato da una forte contrazione dei numeri e delle prospettive, almeno per quel che attiene alcuni operatori, quale quello delle costruzioni nel quale lavorano 60mila addetti diretti, ai quali va aggiunto un ampio indotto. Un bubbone che ancora non è scoppiato, ma che nel caso di una sua deflagrazione avrebbe un effetto domino allarmante per l’economia di un Paese che non può restare senza opere pubbliche e infrastrutture e che tra l’altro sconta il problema del nanismo dei gruppi attivi sul mercato rispetto ai competitor europei. Questo campanello d’allarme sta risuonando da almeno un anno nelle stanze della politica, negli uffici delle principali banche italiane, quindi Intesa Sanpaolo , Unicredit , Mps , Banco Bpm e Bnl, giusto per citarne alcune, tra avvocati e banchieri d’affari e, soprattutto, nelle sedi di almeno tre società: Astaldi , Condotte e, seppure in un business parallelo come quello delle perforazione e dell’oil&gas, Trevi .

Dossier caldissimi che stanno tenendo sulle spine il mercato e il sistema creditizio perché in ballo c’è la ristrutturazione a più livelli e con diverse modalità di intervento, di un indebitamento complessivo di quasi 2,5 miliardi. Al momento, non è detto che i rispettivi azionisti di riferimento, la Fin.Ast per Astaldi , Ferfina (famiglia Bruno Tolomei-Astaldi ) per Condotte e i Trevisani per Trevi , siano in grado di far fronte al necessario rafforzamento patrimoniale che verrà chiesto loro.

red/lab

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