Pir: ammessi anche i derivati (Italia Oggi)

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Anche i derivati ammessi nei Pir. Ma solo a determinate

condizioni, vale a dire con finalità di copertura dai rischi (hedging) nel

caso di investimenti effettuati attraverso Oicr “Pir compliant” e comunque

non oltre il 30% del patrimonio. È questo uno dei chiarimenti forniti

dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 3/E del 25 febbraio 2018.

Il documento, lungo quasi 70 pagine, scrive Italia Oggi, prende in esame

una serie di aspetti di natura tributaria connessi al funzionamento dei

piani individuali di risparmio a lungo termine (Pir), sui quali il Mef

aveva già pubblicato le linee guida lo scorso mese di ottobre.

La legge n. 232/2016, commi 100-114, ha previsto un regime di non

imponibilità dei redditi finanziari derivanti da alcuni tipi di

investimento, effettuati attraverso piani individuali che rispettino le

caratteristiche previste dalle norme. L’esenzione, oltre che interessi,

dividendi e capital gain, riguarda pure l’imposta di successione. La

misura è stata ideata, sulla scorta di quanto già avvenuto in altri paesi

europei quali Francia e Regno Unito, per cercare di canalizzare il

risparmio delle famiglie a sostegno dell’economia reale e in particolar

modo per lo sviluppo delle aziende italiane.

L’oggetto principale del “contenitore” rappresentato dai Pir, infatti,

sono gli strumenti finanziari emessi o stipulati da imprese residenti in

Italia oppure da aziende Ue con una stabile organizzazione italiana.

Il requisito più significativo per l’accesso al beneficio fiscale è dato

dal tempo minimo di mantenimento dell’investimento, pari a cinque anni

(“minimum holding period”), ma non è l’unico. Il documento di prassi

diffuso ieri dall’amministrazione finanziaria reca quindi una serie di

risposte in merito ai profili soggettivi, oggettivi e temporali per la

fruizione del regime agevolativo. Chi investe. La normativa sui Pir è

riservata alle persone fisiche che agiscono al di fuori dell’attività di

impresa, quindi nella propria sfera privata. Il soggetto deve essere

fiscalmente residente, autocertificando tale condizione all’intermediario

presso cui intende attivare il rapporto. Ogni risparmiatore non può essere

titolare di più di un Pir e ciascun Pir non può avere più di un titolare.

Anche queste condizioni devono essere autocertificate. Via libera

dell’Agenzia alla sottoscrizione di Pir da parte di minori. Il dl n.

50/2017 ha poi previsto che casse di previdenza e fondi pensione possano

investire in Pir.

Quanto investe. L’importo investito complessivamente nei Pir dai

risparmiatori non può superare i 150 mila euro, con il limite di 30 mila

euro per ciascun anno solare. Se però il contribuente investe cifre più

contenute, nulla vieta il raggiungimento del plafond in un periodo di

tempo superiore ai cinque anni. In cosa investe. La circolare analizza il

perimetro oggettivo del regime di non imponibilità, fornendo una specifica

individuazione degli strumenti finanziari “qualificati”, definibili in

estrema sintesi come quelli “made in Italy”. Almeno il 70% del totale deve

essere investito a tale scopo; all’interno di questa quota, un minimo del

30% (cioè il 21% assoluto) va riservato a titoli emessi da società non

quotate sull’indice Ftse Mib o su indici equivalenti di altri mercati

esteri, mentre il restante 70% (cioè il 49% assoluto) può essere

utilizzato per comprare strumenti finanziari di aziende quotate sugli

indici principali. Il rimanente 30% del patrimonio conferito nel Pir

rappresenta la parte libera, utilizzabile per sottoscrivere asset non

qualificati (per esempio emessi da società non residenti), titoli di stato

italiani o esteri oppure impieghi in liquidità, quali depositi e conti

correnti. Questi ultimi, pur non rientranti tra gli strumenti finanziari

secondo la normativa del Tuf, possono comunque fare parte dei Pir, nel

limite del 10% del valore complessivo del piano. Ma la legge di bilancio

per il 2017 contempla anche un altro vincolo. Oltre al limite temporale e

a quello di composizione del patrimonio, il risparmiatore deve osservare

il limite di concentrazione: per almeno due terzi dell’anno i fondi non

possono essere investiti in misura superiore al 10% in strumenti

finanziari di uno stesso emittente, o stipulati con la stessa controparte

o comunque con altra società appartenente al medesimo gruppo. Le Entrate

tratteggiano con esempi concreti la corretta strategia di investimento dei

Pir, esaminando sia l’ipotesi di acquisto diretto dei titoli sia quella di

sottoscrizione mediante Oicr: il mancato rispetto di tali paletti comporta

infatti la decadenza dell’agevolazione fiscale, con la conseguente ripresa

a tassazione degli eventuali redditi percepiti nel frattempo in esenzione.

Un esempio. Si pensi al caso di una persona fisica che intende investire

in Pir 150 mila euro in cinque anni. Nel primo anno, versando 30 mila

euro, per essere in regola con la normativa dovrà investire almeno 21 mila

euro (70% del totale) in strumenti qualificati. Ciò può avvenire comprando

14.700 euro (49% di 30 mila) di titoli emessi da società quotate

sull’indice Ftse Mib del listino milanese e 6.300 euro (21% di 30 mila) di

partecipazioni in pmi residenti; i restanti 9 mila euro potranno essere

suddivisi per 3 mila euro (10% di 30 mila) in ciascuna categoria tra conti

correnti bancari o postali, depositi e strumenti finanziari emessi da

società straniere. Verificato in questo modo il limite di composizione,

per il rispetto del limite di concentrazione non potranno essere detenuti

per i due terzi dell’anno titoli di un singolo emittente superiori al 10%

del patrimonio (cioè oltre 3 mila euro).

red/lab

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