Tagliadebito: dalla politica solo parole (Mi.Fi.)

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Una delle poche note positive di questa campagna di promesse elettorali è che tutti i partiti mostrano finalmente coscienza che esiste un problema di debito pubblico che va risolto; non perché si incontrano difficoltà a tenerlo nei portafogli degli investitori o a collocarne piccole dosi in più, che dovrebbe essere la principale preoccupazione degli emittenti titoli, ma perché abbiamo preso impegno di farlo negli accordi europei. È ciò che anni addietro il Fondo Monetario Internazionale ha detto essere il problema: quello di non sapere rispettare le “preferenze rivelate”, l’avere accettato di convergere verso il 60% del rapporto debito pubblico/pil e avere invece operato in modo divergente; siamo infatti passati da un rapporto del 105% circa nel momento in cui abbiamo aderito al Trattato di Maastricht (1992) a oltre il 130% odierno. L’Italia è considerata non credibile a livello internazionale.

Le promesse di oggi, scrive Milano Finanza, non paiono differenti da quelle di ieri, perché prevedono forme socialmente indolori basate sulle attese di una maggiore crescita del pil, tutta ancora da conquistare, e di un avanzo di bilancio pubblico che contrasta con gli annunci elettorali di ridurre questa o quella tassa e di aumentare questa o quella spesa per venire incontro a una delle tante istanze sociali del Paese. Su queste incoerenze economisti e pubblicisti hanno prodotto un’abbondante evidenza, senza però indurre alcun cambiamento nelle proposte avanzate. Evidentemente il monito a suo tempo lanciato alla politica da Guido Carli che “gli italiani non sono cretini” e caduto e cade nel nulla.

red/lab

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