Aifi: raccolta private equity e venture capital in aumento in 2017

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Sono stati presentati oggi, in occasione del convegno annuale Aifi (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) i risultati dell’analisi condotta da Aifi, in collaborazione con PwC – Deals sul mercato italiano del capitale di rischio.

Nel 2017, spiega una nota, la raccolta sul mercato nel private equity e venture capital, è stata pari a 5.030 milioni di euro, +283% rispetto ai 1.313 milioni del 2016; il risultato è dovuto al closing di alcuni grandi soggetti istituzionali che da soli hanno raccolto 4.110 milioni di euro. La raccolta privata segna un calo del 29%. Per l’anno in esame la distribuzione della provenienza della raccolta privata si suddivide con una predominanza italiana pari al 72%, rispetto all’estero che si ferma al 28%.

Gli operatori che nel 2017 hanno svolto attività di fundraising sul mercato sono stati 20 (16 privati). Le fonti della raccolta derivano per il 27% da investitori individuali e family office, 17% da fondi di fondi privati. La raccolta nel private debt è stata pari a 292 milioni (-49%), rispetto ai 574 milioni di euro del 2016; la provenienza domestica è pari al 95% rispetto a quella estera che si arresta al 5%. Il 27% della raccolta deriva da banche, a seguire i fondi di fondi istituzionali con il 24%.

Nel 2017, il mercato del private equity e del venture capital in Italia si caratterizza per il terzo ammontare più alto di sempre, infatti, l’investito è pari a 4.938 milioni di euro -40% rispetto all’anno precedente in cui erano stati registrati numerose operazioni di grandi dimensioni (era 8.191 milioni di euro). Se si escludono i mega deal, non presenti nel 2017 (operazioni al di sopra dei 300 milioni di euro di equity investito), l’ammontare investito è pari a 4.938 milioni di euro, in crescita del 45%, e rappresenta il valore più alto di sempre.

“Il 2017 vede una crescita delle operazioni small medium e large” – afferma Anna Gervasoni, direttore generale Aifi – “ovvero di quei deal che riguardano la tipica impresa italiana. Questo è un fattore positivo per il Paese perché denota investimenti nella crescita della nostra economia. La strada è giusta ma servono ancora capitali per permettere una vera e propria ripresa”.

Gli operatori internazionali hanno investito il 63% in termini di ammontare. Nel numero di operazioni assistiamo a una diminuzione del 3%, 311, rispetto alle 322 dell’anno precedente. Guardando ai comparti, il 2017 vede una crescita dell’early stage sia in termini di numero (+4%) sia per ammontare (+29%), l’expansion è ancora in tensione: scende nel numero di operazioni pari a (-33%) e nell’ammontare (-52%). In diminuzione il numero delle operazioni di buyout (-8%), in calo anche l’ammontare (-40%).

Il 2017 vede il settore dei beni e servizi industriali primeggiare con il 16% delle operazioni totali, seguito dall’ict con poco meno del 16% e dal medicale, 11%. A livello geografico la regione che ha totalizzato la gran parte delle operazioni è la Lombardia con il 40% del numero dei deal, seguito da Emilia Romagna (12%) e Veneto (10%). Nel private debt gli investimenti del 2017 si attestano a 612 milioni di euro in crescita del 29%; riguardo al numero delle operazioni vediamo una crescita del 24% a 104 deal.

Nel 2017, l’ammontare disinvestito al costo di acquisto delle partecipazioni è stato pari a 3.752 milioni di euro, in crescita del 3% rispetto ai 3.656 milioni dell’anno precedente. 202 è il numero

delle dismissioni (+39%), in crescita rispetto alle 145 del 2016. Lo strumento maggiormente utilizzato per i disinvestimenti, se guardiamo ai volumi, è la vendita a soggetti industriali, 29% del totale disinvestito, se consideriamo il numero di operazioni, il riacquisto da parte

dell’imprenditore/management (31% pari a 62 exit).

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