Banche Popolari: ora Sondrio e Bari al bivio (CorSera)

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La sentenza della Corte Costituzionale di martedì 20 marzo, che ha rigettato tutti i dubbi di incostituzionalità sollevati dal Consiglio di Stato sulla riforma del settore del credito popolare pone fine a oltre tre anni di battaglie legali e di anacronistiche illusioni. La Banca Popolare di Sondrio e la Banca Popolare di Bari sono tenute ora, per legge, ad abbandonare la forma sociale cooperativa e a trasformarsi

in società per azioni.

L’Economia del Corriere della Sera riporta che secondo alcuni la Popolare di Sondrio proverà comunque a percorrere un sentiero alternativo: proverà a mantenere la forma cooperativa in una holding che controllerà una società per azioni che svolgerà il lavoro bancario. Un’idea non nuova, già messa in pratica all’inizio di questo secolo da Giuseppe Vigorelli, nume tutelare della Banca Popolare Commercio e Industria, nel momento di confluire in quella che oggi conosciamo come Ubi. Rispetto ad allora è però cambiato il contesto di riferimento, l’ambiente sociale e le leggi, tanto che l’idea non sembra incontrare i favori delle autorità europee del settore. Ma tutto è ancora possibile.

Diversa la condizione di Bari, dove pesa prima di ogni altra cosa la decisione della Corte sul diritto di recesso dei soci, che viene loro riconosciuto nel momento in cui la società in cui hanno investito diviene formalmente diversa. Il nodo, per il presidente della Popolare di Bari Marco Jacobini, è sul prezzo delle azioni. I titoli delle banche popolari non quotate sono illiquidi e il loro prezzo viene definito attraverso una perizia di parte.

La decisione della Corte Costituzionale gioca in qualche modo a favore della Bari, che può riconoscere ai soci una cifra inferiore di quella fissata per il prezzo delle azioni, in caso di recesso. Il nodo è proprio questo. Non è ancora chiaro se Bari vorrà arrivare alla quotazione in Borsa, una volta (o contestualmente), trasformatasi in società per azioni. Ma il nodo del prezzo rimane comunque fondamentale, soprattutto in un ambiente circoscritto come quello pugliese. L’equazione che l’istituto di credito deve realizzare prevede di tenere conto delle

imprescindibili esigenze patrimoniali della banca senza però creare fratture con il corpo sociale che si identifica molto spesso con la clientela. I rischi sono evidenti e pesantissimi. Soprattutto in un momento di profonde trasformazioni in tutta l’industria del credito, alla ricerca di un nuovo modello di business che coniughi tecnologia e bassi costi. Mentre la Banca Popolare di Sondrio è già quotata e dispone di

una situazione patrimoniale ben più solida, la Popolare di Bari è attesa da mesi di grande complessità. Ma la trasformazione sociale e (forse) la quotazione in Borsa rappresentano una straordinaria occasione di rinnovamento e di modernità per una grande azienda del Sud. Un’occasione da non perdere per la famiglia Jacobini e per tutta la Popolare di Bari.

pev

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