Consob: oltre 50% ricorsi Acf inammissibili per banche venete

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Oltre il 50% delle dichiarazioni di inammissibilità (186 su 370) sui ricorsi presentati all’arbitro per le controversie finanziarie sono state adottate a seguito della revoca, a decorrere dal 19 luglio 2017, dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria da parte della banca popolare di vicenza e da veneto banca. Il provvedimento, infatti, ha avuto tra i suoi effetti quello di far venire meno in capo alle stesse la qualità di “intermediario” aderente al sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie gestito dal nuovo organo della consob, con conseguente declaratoria di inammissibilità dei ricorsi pervenuti da tale data in avanti riferiti alle due banche.

E’ quanto si legge nella relazione sull’attivitá svolta. Su un totale di 1.839 ricorsi in corso d’anno, nel solo trimestre maggio-luglio ne sono pervenuti 692, dato riconducibile non solo e non tanto alla progressiva più diffusa conoscenza del nuovo strumento di tutela rappresentato dall’acf ma anche, e prevalentemente, a eventi congiunturali. In tale periodo, infatti, è precisato, un numero significativo di risparmiatori-azionisti di banca popolare di vicenza e veneto banca si è rivolto all’acf, nella fase prodromica e immediatamente successiva al varo del decreto legge n. 99/2017, che ha sancito l’avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa delle due banche.

Nella seconda parte dell’anno l’andamento decrescente del flusso

dei ricorsi è stato, quindi, soprattutto effetto della intervenuta revoca, a metà luglio, dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria a suo tempo rilasciata alle due banche venete, che ha fatto venir meno lo status di intermediario autorizzato in capo ad entrambe e che, di conseguenza, ha precluso la possibilità ai risparmiatori-azionisti di continuare a proporre ricorso all’acf.

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