WALL STREET: in rialzo, ma chiusura trimestre in negativo

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Wall Street tratta in rialzo dopo la pubblicazione di una serie di dati macroeconomici statunitensi, rientrando di alcune delle perdite degli ultimi giorni ma restando comunque in linea per una chiusura di trimestre in negativo, a causa dei timori sull’aumento del costo del denaro, sulle tensioni commerciali e sullo stato di salute del comparto tecnologico.

Nel dettaglio degli indici, il Dow Jones avanza dello 0,59%, l’S&P 500 dello 0,6% e il Nasdaq Composite dello 0,64%. Bene anche i prezzi del petrolio, che salgono dello 0,65% circa.

“Si perdono soldi nel reddito fisso, si perdono soldi sull’azionario: il bilancio alla fine del primo trimestre sará in calo”, afferma Philip Blancato, chief executive di Ladenburg Thalmann Asset Management.

Tuttavia, puntualizza l’esperto, restano fattori positivi che rendono piú roseo l’outlook del secondo trimestre, tra i quali il continuo slancio dell’economia americana e degli utili delle societá statunitensi. I consumi sono solidi e i profitti delle aziende in crescita grazie al taglio delle tasse e all’espansione dell’economia unita a una bassa inflazione e bassi tassi di interesse. “Ci sono ancora tutte le basi per un mercato azionario molto forte”, conclude Blancato.

Sul fronte macroeconomico, le spese personali per consumi negli Usa sono aumentate dello 0,2% a livello mensile a febbraio, in linea al consenso degli economisti e anche quelle di gennaio sono state confermate al +0,2% m/m. Il deflatore dei consumi, ovvero l’indice prezzi spese consumi personali, è aumentato dello 0,2% m/m e dell’1,8% a/a. La componente core, sempre a febbraio, è cresciuta dello 0,2% m/m e dell’1,6% a/a (+1,5% a/a le attese). Infine i redditi personali sono saliti dello 0,4% m/m, piú del consenso (+0,35% m/m). Quelli di gennaio sono stati confermati al +0,4%.

Inoltre, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese di 12.000 unitá a quota 215.000 (230.000 unitá il consenso degli economisti contattati dal Wall Street Journal), sui minimi da gennaio 1973. La media mobile nelle ultime quattro settimane, considerata piú attendibile dal mercato perchè meno volatile, è a 224.500 unitá, in calo di 5.000 rispetto a sette giorni fa.

In aggiunta, l’indice elaborato dalla National Association of Purchasing Management (Napm), basato su un’indagine condotta sui direttori d’acquisto del settore manifatturiero, è calato a marzo a 57,4 punti dai 61,9 di febbraio, deludendo nettamente il consenso degli economisti, che si aspettavano un aumento a quota 62,3 punti.

Infine, l’indice di fiducia dei consumatori statunitensi elaborato dall’Universitá del Michigan, secondo la lettura definitiva di marzo, si è attestato a 101,4 punti dai 99,7 di febbraio, leggermente al di sotto sia del dato preliminare che del consenso degli economisti, entrambi a quota 102 punti. Il sotto-indice relativo alle aspettative si è invece attestato a 88,8 punti, mentre quello relativo alla situazione corrente è risultato pari a 121,2 punti.

Sul valutario, il cambio euro/usd tratta a 1,3315, con minimo intraday a 1,2296 e massimo a 1,2335, mentre sull’obbligazionario il rendimento del Treasury biennale è al 2,29% e quello del decennale al 2,757%.

fpc/alb

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