Afghanistan, scontro sul ritiro delle truppe: quanti sono e cosa fanno i militari della missione

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La missione italiana in Afghanistan, finita nelle ultime ore sotto la lente dopo che “fonti della Difesa” hanno reso noto che si sta valutando il ritiro del contingente italiano nei prossimi 12 mesi, si sviluppa sotto l’ombrello della Nato, ed è denominata “Resolute Support Mission”. Allo stato attuale non ha un termine di scadenza. Il governo giallo verde punta a ridurre o chiudere le missioni considerate di minore interesse strategico, così da impiegare i militari su aree la cui stabilizzazione è, dal punto di vista dell’esecutivo giallo verde, per l’Italia prioritaria: dalla Libia ai paesi dal Sahel, da dove partono i migranti che tentanto di raggiungere l’Europa.

L’obiettivo è formare le forze di sicurezza afgane
Per quanto riguarda il teatro afghano, la missione è subentrata, dal 1° gennaio 2015, a quella “Isaf”, anch’essa della Nato, autorizzata dalle Nazioni Unite per sostenere il governo dell’Afghanistan nella guerra contro i Talebani e al-Qaida. Isaf è terminata il 31 dicembre 2014. Al suo posto la missione attuale. Come l’operazione che l’ha preceduta, l’obiettivo è lo svolgimento di attività di formazione, consulenza e assistenza a favore delle forze di difesa e sicurezza afgane e delle istituzioni governative.

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