La “Via Crucis” infinita di Alitalia

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Continua la lunga “telenovela” dell’Alitalia che a molti, considerando anche i tempi pasquali, sembra una vera e propria “Via Crucis”. Gli ultimi sviluppi del caso rischiano, infatti, di penalizzare tutti coloro che cercano di sbrogliare in qualche modo l’intricata matassa. Capitò all’ex ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, che dapprima previde l’ingresso di nuovi soci addirittura entro il 4 marzo (quasi 14 mesi fa), alla vigilia delle elezioni politiche, e poi spostò l’asticella molto più avanti nel tempo.

E sta capitando anche al nuovo esecutivo gialloverde che, sull’Alitalia, sta rimediando una figuraccia dietro l’altra. Se da una parte, infatti, alla disperata ricerca di qualche partner credibile (e l’ultima a rinunciare è stata easyJet) l’Italia rischia di incorrere nuovamente nei “fulmini” europei perché la compagnia non sarà in grado di restituire il prestito-ponte dello Stato entro il termine previsto del 30 aprile prossimo (anche se la scadenza slitterà probabilmente a giugno), dall’altra il governo continua a raschiare il fondo del barile per trovare qualche nuovo socio disposto a mettere quattrini nel “pozzo” tricolore.
A questo punto, come possibili “partner” resterebbero in piedi le opzioni delle Ferrovie dello Stato (che dovrebbero prendere il 30% di Alitalia) e di Eastern Delta, ma questi ingressi non sarebbero sufficienti, anche se lo stesso Tesoro dovrebbe prendersi una piccola quota, il 15%, della società. I giornali hanno scritto, nelle ultime settimane, di contatti in corso con la Fincantieri ma le trattative appaiono in alto mare nel vero senso della parola considerando pure che il gruppo si occupa di ben altro: navi anziché aerei.

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