L’Irlanda indaga su Facebook e Instagram per violazione delle password degli utenti

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La Data protection commission, l’autorità irlandese che si occupa di regolamentare la privacy, ha aperto un’indagine su Facebook per verificare una possibile violazione di dati sensibili degli utenti. L’inchiesta è scattata dopo che la stessa società californiana ha reso noto di aver scoperto che le password di «centinaia di milioni di utenti» di Facebook, Facebook Lite e Instagram sono stati immagazzinate da alcuni ingegneri nei server del gruppo con un «formato leggibile», contravvenendo le policy interne del social network: in genere i codici di accesso forniti al momento del log in sono protetti in maniera tale da essere inaccessibili a tutti i dipendenti del gruppo. L’episodio, scrive l’authority irlandese, potrebbe configurare una violazione del Gdpr, il regolamento sulla protezione dei dati diventato applicativo dal 25 maggio del 2018.

Cosa rischia Facebook in Irlanda e Usa
Nel caso si arrivi a una sanzione, il gruppo potrebbe essere esposto a multe fino al 4% del fatturato globale. Si tratta della 11esima inchiesta aperta da Dublino sul colosso social di Mark Zuckerberg anche se, ricorda il portale Politico, il paese continua a essere accusato di un atteggiamento troppo blando nei confronti dei giganti tech. L’Irlanda è nota per essersi trasformata in un hub per le multinazionali del digitale grazie a una politica fiscale particolarmente aggressiva, a partire da una tassa sul reddito di impresa sforbiciata fino a un mimimo del 12,5%. Non è ancora chiaro quale possa essere il peso del fascicolo per Facebook, ma l’annuncio arriva in coda a una lunga serie di problemi legali per il colosso californiano. Nel bilancio pubblicato ieri, l’azienda ha dichiarato di aver accantonato 3 miliardi di dollari per fronteggiare un’eventuale sanzione della Federatl trade commission americana, l’antitrust americana, sempre per violazioni sulla privacy nello scandalo Cambridge Analytica: la cessione dei dati di milioni di utenti all’omonima società di marketing politico. In questo caso la multa potrebbe spingersi anche fino a 5 miliardi di dollari.

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