Verso il voto: esiste un populismo di sinistra in Europa?

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Quando ha battezzato la sua «internazionale populista» per le Europee, con un evento all’Hotel Gallia di Milano, Matteo Salvini ha voluto mettere in chiaro un concetto: «Sono solo un portavoce». Un momento di understatement per ribadire il suo ruolo di federatore in un neo-partito, Alleanza europea dei popoli e delle nazioni, che cerca di fare sintesi fra le varie forze della destra radicale in Europa. Ora Salvini dovrà misurarsi con il peso numerico di un cartello che dovrebbe restare ben al di sotto dei 100 seggi, senza contare i vari rischi di collisione su questioni economiche e rapporti internazionali: nello stesso gruppo devono convivere i tedeschi filo-austerity di Alternativa per la Germania e l’euroscetticismo riottoso del Raggruppamento nazionale di Marine Le Pen, le pretese di «ridistribuzione» dei migranti del Sud Europa e la chiusura ermetica di tutte le forze del Nord.

Ma intanto ha messo sotto chiave una sigla capace di correre unita al voto per l’Eurocamera, raggruppando il populismo di destra sotto a un’etichetta elettorale. Uno sviluppo che manca, del tutto, all’estremo opposto dell’arco dell’Europarlamento: il populismo «di sinistra», variante progressista dei movimenti anti-élite che sfondano a destra, non si è costituito in una forza ad hoc per le elezioni del 2019. Anche se la domanda, per alcuni osservatori, va anche più nel profondo: esiste davvero un populismo di sinistra, o addirittura il populismo?

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