Dall’Isis a Facebook: il traffico illegale di tesori antichi sbarca sui social

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Dalle mani dell’Isis e di altri gruppi estremisti direttamente su Facebook. Il viaggio dei reperti archeologici trafugati in Medio Oriente ed in Nord Africa ha cambiato destinazione. La meta finale sono ora i social media. È qui, in questo enorme spazio digitale senza frontiere, dove antichità dal valore inestimabile vengono venduti quasi alla luce del sole. È un commercio fiorente, remunerativo, che ha creato nuove opportunità per i trafficanti. E che ha generato una pericolosa attività: il “trafugamento su commissione”.

Jihadisti e contrabbando, un connubio vincente
Prima la Tunisia, poi l’Egitto, subito dopo la Libia e la Siria, infine lo Yemen. Tutti Paesi in cui erano fiorite grandi civiltà, o che erano stati loro terre di conquista. Era l’inizio del 2011 quando il vento delle primavere arabe travolse la sponda meridionale del Mediterraneo, provocando successivamente un terremoto geopolitico sullo scacchiere del Medio Oriente e del Nord Africa. Le rivolte sancirono la fine di regimi sanguinari che parevano eterni, scatenarono guerre che ancora oggi destabilizzano aree molto estese, hanno ridisegnato i confini e riportato al potere nuovi “presidenti quasi vita”. Le primavere arabe, e quel vuoto di potere che sovente ne seguì, crearono un terreno fertile per l’ascesa di sanguinari movimenti estremisti islamici.

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