Editoria e politica, le scelte dei leader per i loro libri

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Non è la prima volta che la scelta dell’editore da parte di un leader politico per pubblicare il proprio libro solleva polemiche. Ma il caso di Matteo Salvini che, tra le quasi cinquemila case editrici attive sul mercato italiano, per il suo volume-intervista con la giornalista Chiara Giannini ha optato per Altaforte, marchio vicino al movimento di estrema destra Casapound, ha assunto una portata diversa. Ulteriormente ingigantita dal caso della presenza della casa editrice alla 32esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Quel volume sembra confermare i legami tra il vicepremier e il movimento dichiaratamente neofascista che alle ultime elezioni politiche ha raccolto poco più di 300mila voti (Camera).

È vero, però, che orientamento politico di chi scrive e visione del mondo di chi edita è un’equazione non più obbligatoria. Ultimo caso quello di Alessandro Di Battista: il suo distico «A testa in su. Investire in felicità per non essere sudditi» (2016) e «Meglio liberi. Lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare» (2017) è pubblicato da Rizzoli, gruppo che dal fine 2015 è passato a Mondadori. Quindi al “nemico” del Movimento 5 Stelle, Silvio Berlusconi. Interrogato sulla potenziale contraddizione Di Battista se la cavò così: «Non ce l’ho con il Berlusconi editore: ce l’ho con il Berlusconi politico e voglio mandarlo a casa. Lo diceva pure Montanelli: finché Berlusconi era soltanto editore, lui aveva piena libertà; il problema è stato quando è entrato in politica».

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