Fuga dai dazi: le imprese tagliano la produzione in Cina

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Clifton Broumand ha fondato e dirige la sua azienda di computer, la Man & Machine, specializzata in accessori di qualità come tastiere e mouse impermeabili: le componenti sono “made in China”, con design e assemblaggio finale negli Stati Uniti, a Landover, Maryland. Un modello che ha funzionato per 40 anni e adesso è in piena crisi: «Non vedo vie d’uscita, devo spostare almeno parte della produzione, forse a Taiwan, per evitare dazi del 25%, esser costretto ad aumentare i prezzi e cercare di sopravvivere alla concorrenza».

Quello di Broumand è un trauma collettivo, che riguarda piccole imprese – Man & Machine ha una trentina di dipendenti e vendite per sei milioni di dollari – e colossi, americani e internazionali, nei settori più diversi, dalle tecnologie all’abbigliamento, fino ai giocattoli. Tutti in fuga dai dazi: la guerra commerciale tra Washington e Pechino sta spingendo sempre più gruppi a ripensare le proprie catene di produzione e a ridimensionare la presenza in Cina. Tanto che anche un’eventuale tregua tra Washington e Pechino potrebbe lasciare in eredità troppa incertezza sul futuro per arrestare il processo.

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