Italia più ricca della Germania? Anche il sovranismo non fa sconti

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Gli italiani più ricchi dei tedeschi. Alla faccia, si potrebbe aggiungere, di un debito pubblico che nel 2019 (previsione Commissione Ue) sarà pari al 133,7% in Italia contro 58,4% in Germania. In tempi di sovranismo rampante i confronti sono secchi e servono anche a gonfiare i muscoli dell’orgoglio nazionale. Però qualche attenzione non guasterebbe, perché si rischia poi di arrivare a conclusioni diverse e sgradite.
E’ il caso della nuova indagine Banca d’Italia-Istat che ha appena spiegato che dopo tre anni di contrazione alla fine del 2017 la ricchezza delle famiglie italiane sfiorava i 10 mila miliardi, 98 in più rispetto al 2016. Insomma, l’arcinoto popolo di risparmiatori, in una stagione pur contrassegnata da redditi stagnanti, ha raggiunto un livello di ricchezza cumulata (casa, terreni, depositi bancari, azioni, titoli) pari ben otto volte il reddito disponibile. Meglio di francesi e inglesi. E in termini di ricchezza pro-capite meglio delle famiglie tedesche.
L’indagine è complessa e necessiterebbe di approfondimenti interpretativi. Il valore di case e terreni (5246 miliardi, oltre la metà della ricchezza complessiva) è in realtà scesa a partire dal 2012 a motivo della forte tassazione introdotta. E comunque – ha notato giustamente in un twitt l’economista Andrea Montanino, direttore del CsC- vista la perdita di valore dei titoli del debito pubblico italiano nel 2018 “mi sa che la prossima rilevazione mostrerà un decremento di ricchezza delle famiglie, purtroppo”.
Già, il debito pubblico. Ciascuno ha il suo e anche i paesi a guida “sovranista” non fanno sconti. Anzi. La finanza pubblica italiana è sotto tiro (del resto le uscite correnti salgono in Italia al 45,5% del Pil in contro tendenza con la media Ue al 42,9% e nell’Eurozona (41,6%). Il debito pubblico italiano è giudicato invasivo e pericoloso. Sebastian Kurz, giovane premier austriaco è stato netto e come lui la pensano molti governi: regole ferree “impediranno che l’Italia, ad esempio, diventi una seconda Grecia attraverso una politica del debito irresponsabile”.
Oggi si discute a Torino di debito pubblico in un incontro promosso dal Collegio Carlo Alberto e dall’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica (Ocpi). Sulla Stampa l’ex Commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, ha scritto che la strada maestra per ridurre il debito non è quella ora in voga in Italia (più soldi in tasca con espansione in deficit, più crescita, meno debito) e che si rischia “qualche bella forma di repressione finanziaria come l’obbligo di acquisto in titoli di Stato da parte delle famiglie, una misura simile alla patrimoniale”.
Ricchezza, famiglia, patrimoniale. Occhio alle parole e ai facili slogan.

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