La Russia dimezza le riserve in dollari a favore di oro, euro e yuan

6

Hanno trasformato i dollari in yuan, in euro e in oro. Con la pubblicazione del rapporto annuale della Banca centrale russa, che fotografa la composizione delle riserve in valuta e auree al 1° gennaio 2019 confrontandola con l’anno precedente, la de-dollarizzazione avviata dal Cremlino assume una dimensione precisa. E la geografia di Bank Rossii ne esce trasformata: gli attivi denominati in dollari sono più che dimezzati, passando dal 45,8% del totale al 22,7 per cento. Superati dall’euro, che ora copre assets promossi dal 21,7 al 31,7% del totale mentre la valuta cinese sale dal 2,8 al 14,2 per cento. In aumento anche le riserve auree, dal 17,2 al 18,1% del totale.

A monte di variazioni così drastiche, scelte geopolitiche non certo inaspettate. Se allontanarsi finanziariamente dagli Stati Uniti non è cosa semplice per un Paese che vende soprattutto gas e petrolio in dollari, la diversificazione del portafoglio di investimenti della Banca centrale russa, diretta da Elvira Nabiullina, è stata annunciata da tempo. Necessaria per limitare l’esposizione di Mosca – di banche come di imprese – di fronte alle sanzioni già in vigore ma soprattutto a quelle che il Congresso americano minaccia da mesi, alla ricerca di un modo per tenere gli investitori stranieri lontani da banche e debito sovrano russo: il cosiddetto “bill from hell”, scenario infernale per il Cremlino. La Banca centrale, aveva detto Nabiullina già nell’agosto scorso, «è in cerca di beni sicuri e diversificati». Per questo «tiene conto dei rischi finanziari, economici e geopolitici» nelle proprie decisioni di investimento.

Leggi anche altri articoli di Economia o leggi la fonte


Questo contenuto è stato importato con un sistema automatizzato, senza intervento umano. È possibile segnalare la rimozione dei contenuti, leggendo prima le nostre Note Legali Disclaimer