Migranti, Salvini e Trenta distanti sui porti chiusi ma vicini sui corridoi umanitari

5

Divisi su tutto quando si parla di politiche di gestione dei flussi migratori, a cominciare da quella di chiusura dei porti alle navi delle ong che soccorrono le persone in mare – leitmotiv del responsabile del Viminale -sui cosiddetti “corridoi umanitari” invece le posizioni di Matteo Salvini ed Elisabetta Trenta, il primo ministro dell’Interno, la seconda responsabile della Difesa, “stranamente” convergono.

La strana convergenza Salvini-Trenta sui corridoi umanitari
In occasione di un incontro in prefettura a Milano alla fine del mese scorso, il leghista ha annunciato l’arrivo all’aeroporto di Pratica di Mare, con un volo da Misurata, in Libia, di «150 uomini e donne in aereo dalla Libia certificati. Sono in fuga dalla guerra con un corridoio umanitario organizzato dal ministero dell’Interno – ha aggiunto – perché è così che si arriva in Italia, non con barchini o barconi o trafficanti di esseri umani. È la riprova che le porte dell’Italia sono spalancate per donne, bambini, ragazzi che scappano davvero dalla guerra e che vengono accolti con tutti i crismi». «Bene il collega Salvini sul corridoio umanitario dalla Libia organizzato dal governo, con la partecipazione anche della Difesa – è stato il commento di Trenta, ministro espressione di M5S –. Bene che si sia dunque ricreduto e che abbia cambiato idea. Giorni fa avevo ricevuto attacchi solo per aver detto – ribadendo semplicemente un principio del diritto internazionale – che chi fugge da una guerra può richiedere lo status di rifugiato. Solo per questo sono stata insultata senza precedenti e mi auguro che il ministro Salvini riconosca ora l’importanza delle mie parole».

Leggi anche altri articoli di Economia o leggi originale


Questo contenuto è stato importato con un sistema automatizzato, senza intervento umano. È possibile segnalare la rimozione dei contenuti, leggendo prima le nostre Note Legali Disclaimer