Tria al Sole 24 Ore: «No a nuovo deficit per tagliare le tasse»

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«Il debito italiano è sostanzialmente stabilizzato da anni, con oscillazioni minime. Nelle sue previsioni la commissione europea ha confermato quanto abbiamo scritto un mese fa nel Def: c’è una distanza su deficit e debito nel 2020, ma è dovuta al fatto che Bruxelles sviluppa una previsione a politiche invariate, che non tiene conto di quanto è già previsto dalla nostra legislazione su Iva e privatizzazioni. Sono obiettivi che confermo, per cui fra quattro mesi anche la distanza fra le stime italiane e quelle della commissione si chiuderà». All’indomani dei numeri europei e dell’annuncio di un nuovo rapporto sul debito il ministro dell’Economia Giovanni Tria non perde la sua calma abituale, spiega che alle obiezioni sul debito l’Italia risponderà con i «fattori rilevanti» determinati prima di tutto «dalla crisi economica» e invita a «non drammatizzare il confronto». Un invito che vale sia sul fronte europeo sia su quello interno, dove torna ad affacciarsi nelle dichiarazioni dei leader della maggioranza l’ipotesi di ridiscutere (Di Maio) o addirittura sforare (Salvini) il 3% di deficit per finanziare tagli fiscali e altre misure. «Anche l’anno scorso si sono dette in estate le stesse cose – ricorda Tria – ma il 3% non è mai stato davvero in discussione. Bisogna ridiscutere le politiche europee, ma è un tema che riguarda il futuro: e in ogni caso per finanziare riforme fiscali strutturali servono coperture altrettanto strutturali, il deficit può coprire solo investimenti o esigenze temporanee».

Ministro, lei dice che le stime Ue sono in linea con quelle italiane, ma le ha definite «previsioni più politiche che economiche». In che senso?

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