Ue, perché l’Italia è tagliata fuori dalle decisioni importanti

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L’Italia non ha alcuna chance nel prossimo futuro di incidere sulle decisioni dell’Unione europea, al contrario della narrazione prevalente in campagna elettorale da parte della Lega di Matteo Salvini, diventata ampiamente il primo partito dopo il voto di domenica scorsa che ha ribaltato gli equilibri nella maggioranza di governo. Il momento per fare i conti a Bruxelles è arrivato prima del previsto. E la realtà amara dei numeri condanna l’Italia ad una posizione di sostanziale irrilevanza come è stato evidente già al vertice di martedì sera.

Le decisioni che contano continueranno ad essere prese dal Consiglio europeo, cioè dai Capi di Stato e di governo, soprattutto nella fase di transizione in cui né la Commissione né il Parlamento sono nella pienezza delle proprie funzioni e tanto più che il risultato elettorale ha reso sostanzialmente inapplicabile il metodo dello Spitzencandidaten che avrebbe dato legittimazione popolare diretta al nuovo capo della Commissione. Il presidente del Consiglio Donald Tusk aveva chiarito sin dal vertice di Sibiu il 9 maggio che le due nomine di peso, Bce e Commissione sarebbero state di competenza della “camera degli Stati”.

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