Non basta dire start-up, la sfida è creare valore e lavoro

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Periodicamente, l’imprenditorialità e la creazione di nuove imprese vengono riportate al centro del dibattito politico ed economico e indicate come la soluzione – o almeno come una delle principali soluzioni da sostenere – per la disoccupazione, la crescita e lo sviluppo economico del Paese. Ma è davvero così? Quando pensiamo ad un imprenditore, spesso la figura che ci viene in mente è qualcuno come Steve Jobs o Mark Zuckerberg. In realtà, i numeri dicono che la scelta imprenditoriale porta generalmente a guadagnare meno di quello che si sarebbe potuto ottenere con un lavoro dipendente (anche al netto di possibili distorsioni dovute alla sottostima del reddito autonomo).

Alcuni imprenditori ottengono risultati straordinari, ma sfortunatamente la maggior parte di essi deve fare i conti col fallimento.
Perché, allora, cercare – e promuovere – l’attività imprenditoriale se il risultato atteso è negativo? Dal punto di vista del possibile futuro imprenditore, va considerato il fatto che la ricchezza non è necessariamente l’unico obiettivo perseguito. Per esempio, si può valutare positivamente la propria indipendenza e autonomia. Tuttavia, questo beneficio privato non deve essere garantito dalla cosa pubblica.

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