Sicurezza alimentare, perché la Ue deve fare di più per la qualità e il consumatore

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Il settore alimentare, com’è facile immaginare, rappresenta una risorsa chiave della comunità europea sotto il profilo economico, sociale e culturale. Con un turnover stimato di 1.109 miliardi di euro all’anno, questo mercato rappresenta a livello comunitario l’industria con più occupati, ben 4,57 milioni, e una filiera complessiva costituita da 294mila imprese.
Forse non sarebbe necessario sottolinearlo: l’importanza strategica del settore va ben al di là dell’aspetto economico. Il cibo è cultura, elemento tangibile di tradizioni millenarie che vanno preservate. Ma il cibo è anche un elemento chiave della nostra salute. Quest’ultimo punto è oggetto di frequente discussione, spesso ricca di retorica, a livello comunitario e non solo.

I risultati di un progetto condotto dal nostro Center for business in society, sulla sicurezza alimentare nell’Unione europea mostrano però come siano tanti, davvero tanti, i margini di miglioramento e progresso.
In una prima fase del progetto abbiamo analizzato i dati disponibili presso il portale Rasff (Rapid alert system for food and feed), il network istituito dalla Commissione europea che coinvolge tutti i Paesi dell’Unione, la Svizzera, l’Islanda ed il Liechtenstein. Le notifiche sul portale Rasff riportano «rischi identificati nel cibo, mangimi e materiale a contatto con il cibo» all’interno o ai confini di un Paese parte del network.

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