Siamo tutti “consumati”: in un libro gli effetti della recessione su lavoratori del commercio e consumatori

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ROMA – ‘Arrivederci e grazie’. Ormai non ci facciamo neppure più caso a quella scritta, minuscola, in fondo agli scontrini della nostra spesa. Una gentilezza che si è trasformata in involontaria provocazione. Il segno di un conflitto d’interessi che ciascuno di noi incarna nella propria doppia essenza di consumatore e lavoratore. ‘Arrivederci e grazie’, ognuno per sé. Ma se ci fermassimo un solo attimo a riflettere, scopriremmo che non è proprio così: ce ne torniamo a casa come consumatori soddisfatti, quasi orgogliosi, di aver fatto lo shopping tanto agognato. Sempre più spesso di aver risparmiato. Ma come appartenenti alla comunità dei lavoratori dovremmo frenare gli entusiasmi. “La verità è che quel prezzo che si è creduto vantaggioso, è il risultante di una catena di sfruttamento – scrivono Marco Ferri e Francesco Iacovone in  ‘I consumati. Siamo uomini o merci?’ (Massari Editore) – . Dal costo del lavoro di chi ha prodotto la materia prima…
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