Banche: molte incognite sul tavolo (Mi.Fi.)

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Su mercati globali ogni strategia pluriennale ha ormai una buona dose di aleatorietà, ma i rituali della finanza sono duri a morire. C’è quindi da scommettere che, dopo la pausa estiva, inizino a circolare i pronostici sui prossimi piani industriali bancari. Se Unicredit ha già fissato nel prossimo 3 dicembre l’Investor Day per la presentazione della strategia triennale (lasciando in sospeso la location tra Londra e Milano in base all’evoluzione della Brexit), anche i vertici di Banco Bpm e Ubi sembrano intenzionati a muoversi entro fine anno.

Eppure, come i banchieri sanno bene, scrive Milano Finanza, questo non è il periodo ideale per fissare dei target. Troppe infatti sono le incognite aperte, dalla direzione che prenderà la politica italiana alle scelte della nuova Bce targata Christine Lagarde, senza considerare il progressivo deterioramento del quadro economico europeo. Incognite che gli amministratori delegati non perdono occasione di rimarcare nei colloqui con i collaboratori e con gli investitori internazionali.

In queste settimane il fattore di incertezza principale per le banche italiane è naturalmente rappresentato dalla crisi politica. Un’incertezza che potrebbe presto riflettersi sul costo del debito pubblico.

Dall’aprile del 2018 alla scorsa settimana il differenziale tra il Btp decennale e il Bund si è allargato di una novantina di punti base, con fiammate però molto consistenti nell’arco dell’ultimo anno. Complice l’instabilità istituzionale e il rischio di una più radicale deriva sovranista, è difficile fare previsioni su come si muoveranno i rendimenti nei prossimi mesi o addirittura nei prossimi anni. Certo è che questi movimenti avranno un impatto sensibile sia sul patrimonio sia sul costo del funding degli istituti, che peraltro già nell’ultimo anno e mezzo si sono visti presentare un conto salato.

Il secondo elemento di incertezza, strettamente connesso al rischio Paese, è rappresentato dalle scelte di politica monetaria che farà la Banca Centrale Europea. A novembre infatti si concluderà il passaggio di consegne tra Mario Draghi e Christine Lagarde al vertice dell’Eurotower. Anche se molti scommettono sulla linea dovish dell’ex numero uno del Fmi, al momento non ci sono elementi concreti per avvalorare queste ipotesi. L’unica certezza è che, prima di lasciare la presidenza, Draghi metterà in campo nuove misure espansive per tentare ancora una volta di sostenere l’economia europea. La maggior parte degli analisti si attende a settembre una riduzione dei tassi sui depositi da -0,40 a -0,50%, misure di mitigazione come il deposit tiering e perfino una riapertura degli acquisti netti del quantitative easing entro fine anno. Lagarde si muoverà ancora su questa linea? Solo a novembre lo si saprà con sicurezza.

fch

 

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