Governo: Salvini grida al ribaltone, Pd e 5S svendono Paese a Merkel (CorSera)

10

“Ora lo capiamo il perché di tanti no… Questo è il

classico ribaltone all’italiana”. Così Matteo Salvini ieri ha commentato

le trattative sempre più serrate tra M5S e Pd per la formazione di un

nuovo governo.

Lo scrive il Corriere della Sera spiegando che la giornata di ieri ha

messo la parola fine sulla corsa iniziata l’8 agosto con l’innesco della

crisi da parte del leader del Carroccio, poi proseguita con la svolta di

Ferragosto, ovvero la proposta ai 5 Stelle di riaprire il dialogo. «Se Di

Maio e Zingaretti si sono visti a Palazzo Chigi non credo sia per

l’aperitivo…». Insomma, Salvini lo dice un po’ ironico: «Ha vinto

Renzi». Perché «aveva ragione chi diceva che ci fosse un ribaltone pronto

da tempo. Evidentemente l’accordo nato a Bruxelles, votando la commissione

imposta da Merkel e da Macron, aveva l’obiettivo di portare indietro

l’Italia e svenderla». Le speranze che l’accordo tra Pd e 5 Stelle

naufraghi, dice ai suoi prima di incontrare la stampa, «sono praticamente

a zero». Questo non significa che Salvini non mantenga un’esile speranza:

non per nulla in tutto il suo intervento non c’è alcun attacco diretto a

Luigi Di Maio o comunque ai 5 Stelle. Anzi: «I rapporti personali sono

buoni, quelli politici…”.

Certo, con il capo dei 5 Stelle non c’è stata alcuna conversazione

diretta, nemmeno dopo l’apertura di ieri mattina affidata al ministro Gian

Marco Centinaio che aveva ammesso: “Di Maio premier? È una delle ipotesi

sul tavolo”. Salvini si lascia sfuggire soltanto un paio di

considerazioni. “Ma quando gli esponenti del governo andranno in Francia

che faranno? Qualcuno incontrerà Macron e qualcuno i gilet gialli?». E

poi: «Spiace che un movimento rivoluzionario finisca con Renzi e Prodi. Ci

vuole fegato…». Di fronte a taccuini e telecamere, Salvini racconta la

sua versione della crisi: “quello che sta venendo fuori dai giochini fatti

nel Palazzo non è un maggioranza seria. La via maestra, dunque, è sempre

quella del voto” perché “mi sembra che la maggioranza silenziosa e

laboriosa degli italiani sia privata della possibilità di scelta”.

Questo non significa che il segretario leghista abbia già in mente

manifestazioni di piazza. Anzi, la fine del governo sconsiglia la scelta

del «ritorno a Pontida» di cui si era parlato per la metà di settembre. La

ministra alla Famiglia Alessandra Locatelli, però, ieri ha usato toni

accesi: «Sono sicura che qualora si formi un nuovo governo M5S-Pd il

popolo scenderà in piazza. La Lega sarà al suo fianco”. Salvini, non si

pente di aver innescato la crisi ad agosto inoltrato: “Rifarei tutto. Il

mio elettorato, anzi, tutti gli italiani si aspettavano dalla manovra il

taglio delle tasse. Con il governo dei no sarebbe stato impossibile”. Di

questo Salvini è convinto, da settimane ormai lo ripete ai leghisti: “il

progetto di ribaltone partiva da lontano, non era questione di tempi. Non

faceva la differenza la crisi in luglio, agosto o settembre”. Insomma: “Se

questo era il destino sono contento che gli italiani lo abbiano capito

adesso e non nel bel mezzo di una manovra economica”. Perché il blitz per

il cambio di maggioranza, senza la crisi d’agosto, sarebbe stato innescato

“da una manovra per noi irricevibile”. La caduta del governo gialloverde

ridarà certamente fiato all’opposizione interna alla Lega.

alu

 

Leggi anche altri post Agenzie


Questo contenuto è stato importato con un sistema automatizzato, senza intervento umano. È possibile segnalare la rimozione dei contenuti, leggendo prima le nostre Note Legali Disclaimer