Israele: amplia campagna contro Iran attaccando deposito armi in Iraq

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Israele ha recentemente colpito un deposito di armi in Iraq che credeva che l’Iran stesse usando per trasferire armi in Siria, espandendo la propria campagna tesa a contrastare la presenza militare di Teheran in Medio Oriente, ha detto un funzionario statunitense.

L’attacco avvenuto il 19 luglio contro un deposito di armi a nord di Baghdad segna la prima volta che Israele opera in Iraq da quando ha distrutto il reattore nucleare di Osirak nel 1981 e segna un nuovo passo nella campagna israeliana volta a impedire all’Iran di posizionare truppe e armi vicino ai suoi confini.

La responsabilità israeliana per l’attacco di luglio fornisce una spiegazione a una serie di misteriose esplosioni e incendi avvenute contro le basi della milizia irachena nelle ultime settimane. Le milizie, che ricevono sostegno dall’Iran, hanno incolpato Israele e gli Stati Uniti per le esplosioni e hanno costretto il Governo iracheno ad avviare indagini e a limitare l’accesso allo spazio aereo del Paese.

Funzionari statunitensi non hanno detto se Israele li aveva avvisati prima dell’attacco ma hanno affermato che alcune delle esplosioni possono essere state causate da munizioni mal immagazzinate che l’Iran stava trasferendo nel Paese.

In una dichiarazione congiunta ieri il presidente, il primo ministro e il presidente del parlamento dell’Iraq hanno affermato che sono in corso indagini sugli incidenti.

Funzionari militari americani hanno affermato di essere preoccupati che la campagna di Israele possa innescare rappresaglie da parte dell’Iran contro le forze americane in Iraq.

Israele osserva con attenzione l’Iraq dal 2018, effettuando attacchi più vicini al confine iracheno con la Siria che prendono di mira le milizie che collaborano con i Pasdaran. Israele crede che l’Iran stia cercando di stabilire una linea di approvvigionamento sicura che attraversi l’Iraq e la Siria fino al Libano, dove le milizie alleate di Teheran, gli Hezbollah, minacciano Israele.

Israele è particolarmente preoccupata per la diffusione dei missili a lungo raggio iraniani e dei sistemi di difesa antiaerea. L’esercito iraniano e le milizie che esso sostiene hanno stabilito basi in Iraq e in Siria per aiutare a combattere lo Stato islamico e i gruppi che si oppongono al presidente siriano, Bashar al-Assad.

“Non concedo all’Iran l’immunità. L’Iran è un Paese che ha dichiarato il suo desiderio di annientare Israele. Sta cercando di stabilire basi contro di noi ovunque. Non solo sul suo territorio ma anche in Libano, in Siria, in Iraq, in Yemen”, ha dichiarato ieri il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

I leader iraniani insistono di essere in Iraq e in Siria su invito dei rispettivi Governi e sostengono che la presenza del loro Paese è tesa a scoraggiare gli attacchi sul suolo iraniano.

“Il principale responsabile del terrorismo, della guerra e del massacro nella regione è il regime occupante di Israele”, ha dichiarato la scorsa settimana il presidente iraniano, Hassan Rouhani, durante una riunione del gabinetto, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale dell’Iran, Mehr.

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