Israele: espande campagna militare contro Iran

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La campagna militare israeliana contro l’Iran, a lungo condotta attraverso misteriosi attacchi missilistici alle sue forze in Siria, è uscita allo scoperto con attacchi estesi contro gli alleati di Teheran nel Paese, in Iraq e in Libano in un momento cruciale per il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

Dietro agli attacchi recenti c’è una confluenza di fattori geopolitici e domestici. Netanyahu, che sta affrontando una dura battaglia per la rielezione, ha sottolineato che le minacce provenienti dall’Iran saranno contrastate ovunque vengano rilevate nella regione.

“L’Iran non ha immunità da nessuna parte”, ha dichiarato Netanyahu sabato, aggiungendo che “le nostre forze operano in ogni settore contro l’aggressione iraniana”.

Le preoccupazioni di Israele riguardo il rafforzamento militare dell’Iran nella regione arrivano mentre anche Washington e gli Stati del Golfo arabo stanno cercando di affrontare le minacce provenienti da Teheran. Gli Usa hanno incolpato l’Iran per attacchi contro alcune petroliere avvenuti a maggio e le tensioni tra Washington e Teheran sono aumentate da quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, lo scorso anno si è ritirato dall’accordo sul nucleare iraniano imponendo sanzioni economiche sul Paese.

Funzionari statunitensi hanno difeso le azioni di Israele contro l’Iran, definendo gli attacchi come risposte necessarie alle mosse militari iraniane in Medio Oriente e affermando che Paesi come l’Iraq e il Libano dovranno assumersi le proprie responsabilità se consentono all’Iran e ai suoi sostenitori di operare all’interno dei propri confini.

“Sicuramente non vogliamo una guerra con l’Iran ma ciò non significa che l’Iran possa agire con un comportamento senza restrizioni in tutta la regione”, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Trump.

Netanyahu ha affermato che il loro sforzo è fondamentale per la sicurezza di Israele. La campagna militare ha un ampio sostegno nel Paese, sebbene alcuni dei suoi oppositori abbiano criticato la decisione del Governo israeliano di parlarne più apertamente, affermando che ciò intacca la deterrenza di Israele.

Durante il fine settimana, Israele ha dichiarato di aver colpito un sito militare in Siria per prevenire gli attacchi pianificati dalle forze iraniane. I funzionari libanesi domenica hanno inoltre incolpato Israele per due droni caduti su Beirut. Più tardi lo stesso giorno, infine, un attacco di droni in Iraq ha ucciso due membri di una milizia allineata all’Iran.

Nell’ultimo attacco avvenuto ieri, un aereo israeliano ha colpito una base di un gruppo palestinese nel Libano orientale, ha detto l’agenzia di stampa statale del Libano, un attacco che ha preso di mira il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, un gruppo sostenuto sia da Teheran che dal Governo siriano.

Gli sforzi di Israele per contrastare l’Iran sono un atto decisivo per Netanyahu, che si definisce come il principale protettore della Nazione, ma ora rischia di portare Israele all’interno di conflitti multipli poche settimane prima delle elezioni nazionali. Alcuni analisti avvertono che i nemici di Israele, incluso l’Iran, potrebbero sfruttare il delicato momento politico per spingere il Paese in una battaglia più grande.

In precedenza, i funzionari israeliani avevano avuto cura di evitare di provocare i più potenti sostenitori dell’Iran. Ora, l’apparente decisione israeliana di espandere i suoi sforzi in Libano, dopo aver colpito raramente obiettivi nel Paese dopo la guerra del 2006, ha sollevato la prospettiva di un altro confronto con Hezbollah, che ha sede in Libano ed è alleato dell’Iran.

I leader iraniani hanno ripetutamente affermato che l’Iran è in Siria e in Iraq solo su invito dei rispettivi Governi e che la sua presenza militare nella regione ha lo scopo di scoraggiare l’aggressione straniera contro l’Iran.

In un tweet ieri il presidente libanese, Michel Aoun, ha dichiarato che le azioni israeliane equivalgono a una dichiarazione di guerra e costringeranno il Governo a difendere la sua sovranità. “Siamo un popolo che cerca la pace, non la guerra e non tolleriamo nessuno che ci minaccia in questo modo”, ha detto.

In Iraq, una coalizione parlamentare chiamata Fatah, ha incolpato Israele e gli Stati Uniti per l’attacco mortale con i droni avvenuto domenica dicendo che rappresenta “una dichiarazione di guerra contro l’Iraq e il suo popolo”.

Funzionari militari israeliani hanno affermato che i maggiori interventi di Israele derivano da uno sforzo durato anni per interrompere la diffusione delle attrezzature militari iraniane che Hezbollah potrebbe usare per attaccare Israele. I funzionari hanno anche affermato di essere preoccupati, in particolare, per la diffusione di missili a lungo raggio e di sistemi di difesa antiaerea, nonchè per la capacità dell’Iran di usare l’Iraq come base.

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