Italia: non ha sfruttato l’aiuto della Bce (MF)

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Ieri il debito italiano ha vissuto un’altra giornata positiva dopo quella di lunedì. I tassi sul Btp decennale sono scesi di 11 punti all’1,62%. Si tratta di livelli storicamente bassi, che sono l’effetto innanzitutto delle politiche monetarie della Bce. Ma sono valori alti se li si confronta con quelli di altri Paesi dell’Eurozona: la Spagna si finanzia a dieci anni allo 0,21%, il Portogallo allo 0,3%, l’Irlanda è già sottozero a -0,01%.

Questi Stati, si legge su MF, hanno colto l’occasione delle manovre Bce, a cominciare dal quantitative easing iniziato a marzo 2015, per abbassare il costo e l’ammontare dell’indebitamento. Nei quattro anni tra fine 2014 e fine 2018, il debito portoghese è calato dal 131 al 121,5% del pil. Quello irlandese addirittura dal 104 al 65%. In Spagna la riduzione è stata inferiore, ma il Paese è comunque passato dal 100 al 97%. Persino la Germania, che non aveva alcun bisogno di ridurre il debito, è scesa dal 75 al 61% del pil. Nel periodo i livelli sono invece aumentati in Grecia (dal 179 al 181%), che però non ha beneficiato di acquisti di titoli da parte della Bce, e in Italia (i cui bond sono stati invece comprati dall’Eurosistema per 365 miliardi) dal 131,8 al 132,2%.

Roma ha così perso un’occasione storica: quella di tagliare il debito, la principale zavorra nazionale, con il minor sforzo possibile. Il rapporto debito/pil è stato influenzato anche da una minore crescita economica. L’aumento del pil italiano, quasi nullo nel 2015, quattro anni dopo è rimasto allo 0,9%, circa la metà del livello di Portogallo, Spagna e della media dell’Eurozona.

red/alb

 

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