Tv: bacino d’utenza si restringe (Mi.Fi.)

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Quando esisteva ancora Mediaset Premium e sfidava Sky Italia, il bacino massimo di utenza delle pay tv ammontava a quasi 7 milioni di abbonati: 4,8 milioni per il network che era di Rupert Murdoch e 2 milioni poco più per la sfidante dei Berlusconi. Numeri non certo stratosferici – in Inghilterra e Irlanda, Sky da sola viaggia sopra i 13 milioni di clienti -, ma che ora sono ancora inferiori.

Perché se il gruppo guidato da Andrea Zappia (responsabile dell’Europa continentale) e che dall’1 ottobre avrà Maximo Ibarra, ex Wind e Kpn, a capo dell’Italia, oggi conta su un platea di 5,24 milioni di utenti, grazie all’apporto del digitale terrestre, l’unico altro competitor, la piattaforma in streaming Dazn può contare, ipoteticamente, su 1,3 milioni di abbonati (dato calcolato dal Fatto Quotidiano): un numero suscettibile di forti oscillazioni perché, come avviene per Netflix , la durata dei contratti è breve e la disdetta più semplice.

Quindi, scrive Milano Finanza, si può sostenere che il target di pubblico complessivo da raggiungere ammonti oggi a 6,5 milioni di persone, 500mila in meno di qualche anno fa.

Un brutto segnale per il mercato, per la Lega Serie A, per le squadre di calcio, per gli inserzionisti pubblicitari e l’indotto. Senza trascurare gli almeno 2 milioni di italiani che, grazie ai sistemi pirata, accedono ai contenuti televisivi a pagamento senza colpo ferire. Ed è forse per queste ragioni che il massimo campionato di calcio è quello che ha incassato meno soldi dalla cessione pluriennali dei diritti tv (vedere tabella in pagina). Una minore platea porta a minori introiti.

red/fch

 

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