WALL STREET: in lieve rialzo con cauto ottimismo su Usa-Cina

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Wall Street prosegue la seduta in rialzo, con gli

investitori che sperano che i toni conciliatori adottati dal presidente

degli Stati Uniti, Donald Trump, e dalla sua controparte cinese, Xi

Jinping, possano indicare cambiamenti essenziali nella guerra dei dazi in

corso.

A sostenere il sentiment del mercato è stata inoltre la pubblicazione,

da parte del Governo cinese, di alcune linee guida per stimolare i consumi

del Paese. Il Consiglio di Stato ha fornito politiche fiscali che

favoriscano la vendita di prodotti in Cina e la produzione sul territorio

nazionale da parte delle aziende esportatrici.

Pechino ha inoltre esortato le autoritá locali a implementare misure

volte ad allentare o rimuovere le restrizioni sugli acquisti di automobili

e incoraggiato gli istituti finanziari a fornire sostegni in termini di

credito per favorire gli acquisti di veicoli elettrici e di

elettrodomestici.

Il Dow Jones è in rialzo dello 0,15%, l’S&P 500 dello 0,24% e il Nasdaq

Composite dello 0,34%.

Senza una risoluzione della guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti, il

rally sui mercati sará limitato, afferma Amanda Agati di Pnc Financial.

Per l’esperta, gli investitori non saranno infatti in grado di riprendere

fiato fino a quando le questioni tra le due superpotenze non saranno

risolte. “L’unico problema o rischio per il mercato, e per l’economia

globale, è la politica commerciale e l’incertezza che ne deriva” negli

Stati Uniti.

“Questo è un gioco che continua a ripetersi: il presidente degli Stati

Uniti esercita una certa pressione sulla Fed e pubblica una serie di tweet

a cui il mercato reagisce con violenti sell-off. A quel punto Trump fa

marcia indietro e il sentiment degli investitori si risolleva. Questo

stesso scenario si ripete” ormai da tempo, conclude l’analista.

Per James Athey, gestore di Aberdeen Standard, l’ottimismo con il quale

il mercato ha accolto i commenti di Trump su una ripresa dei colloqui

commerciali è esagerato. Infatti le dichiarazioni del leader di Washington

sono “state smentite bruscamente” dal direttore del quotidiano cinese

Global Times, precisa l’esperto, evidenziando come “la Cina non negozierá

sotto la minaccia di un aumento delle tariffe nè attraverso la questione

legata a Huawei. Al momento, i due Paesi stanno facendo braccio di ferro e

nessuno sembra intenzionato a cedere”.

“Non so se la telefonata sia stata fatta o meno”, ma nelle parole di

Trump “vedo un tentativo di rassicurare il mercato in seguito al forte

sell-off di venerdì”, osserva poi Art Cashin di Ubs. Il leader di

Washington sembrerebbe infatti aver appreso la lezione sulla volatilitá

che le tensioni commerciali tra Washington e Pechino sono in grado di

provocare. “Non so quanto durerá la lezione, ma penso che qualcosa sia

cambiato”, precisa l’esperto.

Le due superpotenze hanno espresso l’intenzione di riprendere i colloqui

commerciali, cercando di raggiungere un accordo. Tuttavia, “i rischi

rimangono ancora inclinati verso il basso, a causa dei timori relativi a

un’ulteriore escalation e ad una persistente debolezza economica”, avverte

l’economista di Morgan Stanley, Chetan Ahya. “Il rischio di un

inasprimento non lineare delle condizioni finanziarie, che provocherebbe

una recessione globale, è elevato e in aumento”, precisa l’analista.

Infatti, “l’economia globale entrerebbe in recessione entro sei o nove

mesi se gli Stati Uniti e la Cina attuassero le minacce di nuove tariffe”.

Il cambio euro/usd tratta in lieve calo a 1,1097. Sull’obbligazionario,

la curva dei rendimenti, nel tratto 2-10 anni, rimane invertita

evidenziando i timori degli investitori su una recessione globale e

statunitense. Il costo di finanziamento del T-Note biennale è all’1,526% e

quello decennale all’1,493%.

voc

valentina.corsi@mfdowjones.it

 

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