WALL STREET: mercato ancora ottimista su risoluzione Usa-Cina

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Wall Street prosegue la seduta in rialzo, sostenuta dall’ottimismo sui recenti sviluppi commerciali tra Washington e Pechino. Il Governo cinese ha dichiarato di voler risolvere la lunga disputa con la Casa Bianca assumendo un atteggiamento “calmo”.

Il Dow Jones guadagna lo 0,82%, l’S&P 500 dello 0,86% e il Nasdaq Composite dell’1,06%.

Il Ministero del Commercio cinese ha riferito che Cina e Stati Uniti proseguiranno “una comunicazione efficace” sul conflitto commerciale tra le due superpotenze. Entrambi i fronti stanno ancora discutendo se procedere o meno con i colloqui programmati, in precedenza, per settembre. Il portavoce del ministero, Gao Feng, ha affermato “la questione che dovrebbe essere discussa ora riguarda la rimozione delle nuove tariffe per prevenire un’ulteriore escalation” nel conflitto commerciale.

“I mercati sono alla disperata ricerca di qualsiasi segnale di progresso” tra i due Paesi, osserva Connor Campbell di Spreadex.

“Garantito o no, sembra” che la prospettiva di un ritorno al tavolo dei negoziati “sia stato sufficiente a far rimbalzare in modo significativo le borse di tutto il mondo”, precisa l’esperto.

L’esito finale dei colloqui tra Stati Uniti e Cina potrebbe essere un successo o un fallimento, ma Pechino probabilmente crede che sia meglio tirare per le lunghe le trattative piuttosto che bloccarle. Lo sostiene Yi Xiong, economista di Deutsche Bank, sottolineando come “interrompere i negoziati darebbe l’impressione che la Cina non vuole un accordo, quando in realtá lo vuole, ma non è disposta a tutto per ottenerlo”. Secondo l’esperto, Pechino “userá sempre piú misure specifiche per rispondere agli Usa, in modo da infliggere il massimo danno all’economia Usa senza dare il pretesto per nuovi dazi di risposta.

Sul fronte macroeconomico, la crescita del Pil Usa, nella seconda lettura preliminare del secondo trimestre, è stata rivista al ribasso a +2% a/a da +2,1%, in linea con il consenso degli economisti contattati dal Wall Street Journal. Il dato resta in rallentamento rispetto all’incremento del 3,1% del 1* trimestre dell’anno.

Il deflatore del Pil è stato confermato al +2,3%, mentre la componente core, attentamente monitorata dalla Federal Reserve, è stata rivista lievemente al ribasso, all’1,7% dall’1,8% precedente. La spesa dei consumatori è stata ritoccata al rialzo a +4,7%.

I profitti societari statunitensi hanno registrato un forte rimbalzo nel secondo trimestre dell’anno, dopo essere scesi in territorio negativo nel periodo precedente. Nello specifico, il dato è cresciuto del 4,8% su base congiunturale, in significativo aumento rispetto al -1,5% dell’ultimo trimestre del 2018 e del 1* del 2019. Il dato complessivo sul prodotto interno lordo Usa dovrebbe rassicurare gli economisti sull’aumento dei costi del lavoro, sull’impatto delle tensioni commerciali con la Cina e sull’affievolirsi degli effetti degli stimoli fiscali attuati lo scorso anno.

Il tasso di crescita nel 2* trimestre dell’economia americana è risultato leggermente inferiore a quanto stimato dalla prima lettura preliminare, ma la composizione del dato sembra migliore, con la spesa dei consumatori, primo driver della crescita Usa, rivista al rialzo a +4,7% a/a da +4,3% a/a. Si tratta dell’aumento piú sostanzioso dalla fine del 2014. Le componenti del Pil che gli economisti sono piú inclini a non considerare, ovvero le scorte, sono state riviste al ribasso.

Inoltre, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti (dato destagionalizzato) sono aumentate di 4.000 unitá a quota 215.000 (215.000 unitá il consenso degli economisti contattati dal Wsj), rispetto al dato della scorsa settimana, rivisto al rialzo di 2.000 unitá a quota 211.000. La media mobile nelle ultime quattro settimane, considerata piú attendibile dal mercato perchè meno volatile, è a 214.500 unitá, in calo di 500 unitá rispetto al dato di sette giorni fa, rivisto anch’esso in aumento da 214.500 a 215.000.

Il cambio euro/usd non ha subito significative variazione dopo la pubblicazione dei dati statunitensi e tratta in lieve calo a 1,1072.

Sull’obbligazionario, il costo di finanziamento del T-Note decennale è in rialzo all’1,505%, mentre il titolo biennale tratta all’1,52%.

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valentina.corsi@mfdowjones.it

 

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