Economia: De Benedetti in rosso per 46 mln (MF)

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Senza le plusvalenze immobiliari realizzate negli anni scorsi le casseforti di Carlo De Benedetti battono cassa. Lo scorso anno la galassia che fa riferimento al fondatore della holding Cir (da una decina d’anni non ha né cariche né quote azionarie, queste ultime cedute ai tre figli), non ha brillato. Anzi i numeri di Romed e di Per sono stati fortemente negativi: il rosso cumulato dalle società che fanno capo all’Ingegnere di Torino è pari a 46,5 milioni.

Entrando nel dettaglio, scrive MF, per quel che attiene alla storica cassaforte Romed, il 2018 si è chiuso con una perdita di 25,7 milioni, legata essenzialmente alla svalutazioni di partecipazioni (18,8 milioni) e di strumenti derivati (7,14 milioni). Il rosso dello scorso esercizio si confronta con un utile i 16,2 milioni del 2017. A impattare, anno su anno, sul bilancio della cassaforte di De Benedetti sono stati i minori dividendi incassati, scesi da 95,2 a 30,4 milioni.

Ciò perché con ogni probabilità, sono diminuiti i flussi di proventi garantiti dalle partecipati immobiliari francesi: società che nell’ultimo biennio avevano garantiti ingenti guadagni grazie a dismissioni, con relative plusvalenze, alla stessa Romed. Società che nel frattempo ha rafforzato la presa sulle controllate d’Oltralpe visto che è stato comprato un ulteriore 5% di Residence Brandly (ora la quota è del 95%) e ha raggiunto la maggioranza (51%) di Arlington77, acquistando un ulteriore 6%. Mentre la terza gamba del business francese del mattone, rappresentata da Montaigne51 ha garantito una cedola di 8 milioni.

Va detto che a livello complessivo Romed resta solida avendo tuttora un patrimonio netto di 137,7 milioni (in calo rispetto al dato del 2017, 163,4 milioni) e con immobilizzazioni per 99,2 milioni. Sono comunque saliti, da 117 a 125 milioni, anche i debiti totali, 94,9 milioni rappresentati dall’indebitamento bancario (di questi, 65,8 milioni sono i debiti garantito da pegno su titoli azionari).

E se per la storica cassaforte dell’Ing si è trattato di una brusca inversione di rotta rispetto all’andamento positivo del passato, per l’altra holding personale, Per, continua il trend negativo. La finanziaria che detiene il controllo (63,14%) della quotata M&C e che aveva investito (9,45%) in Bonifiche Ferraresi (oggi BF) continua restare in rosso.

Lo scorso anno, la perdita è lievitata da 18 a 20,7 milioni (coperto con l’utilizzo di riserve), a causa in particolare dell’ulteriore svalutazione (20,3 milioni) della quota detenuta in M&C. Società che dopo la vendita dell’unico asset detenuto in portafoglio, il gruppo tedesco Treofan, ha avviato un processo di fusioni, successivo delisting da Piazza Affari e messa in liquidazione.

Un percorso che sta per essere completato, dopo che De Benedetti aveva provato a trovare un futuro differente per M&C puntando a investimenti nel settore alimentare (un ritorno all’antico visto che nel 1985 Cir rilevò gli asset Buitoni-Perugina), con un progetto di acquisizione che poi però è sfumato. Così come non è andata in porto, dopo discussioni preliminari con potenziali pretendenti, la cessione della partecipazione di controllo nella società quotata.

red/sda

 

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