Governo: allo studio modifiche Quota 100 e reddito (CorSera)

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L’attenzione del nuovo governo in vista del disegno di

legge di Bilancio si concentra sulle due misure simbolo del primo governo

Conte, quello sostenuto dalla Lega insieme al Movimento 5 Stelle: Quota

100 e reddito di cittadinanza.

Lo scrive il Corriere della Sera ricordando che le due misure non hanno

avuto il successo sperato visto che le domande sono state inferiori alle

attese, liberando un tesoretto di 2-3 miliardi di euro, che già la

maggioranza gialloverde pensava di dirottare verso altre voci di spesa. .

“Quota 100 rimane. Poi se ci saranno dei miglioramenti da fare, per quota

100 o per il reddito di cittadinanza, li faremo. Ma le due misure

restano”, ha garantito il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ieri in

Senato aggiungendo che “bisogna lavorare al potenziamento dei centri per

l’impiego”. Una difesa quasi d’ufficio visto che è stata proprio lei,

ormai sei anni fa, a presentare la prima proposta di legge per il reddito

di cittadinanza. Ma, anche se è ancora presto per capire quale sarà il

punto di caduta finale, qualche correttivo è allo studio per tutte e due

le misure. E del resto se ne parla fin dai primi giorni del confronto tra

M5S e Pd che ha portato al Conte bis.

Quota 100 è la misura che consente di andare in pensione quando a fare

100 è la somma tra l’età anagrafica, a patto che gli anni siano almeno 62,

e 38 gli anni di contributi versati. E stata introdotta dal primo governo

Conte in via sperimentale e solo per tre anni: 2019, 2020 e 2021. Nel 2022

non ci sarà, a meno di una proroga che al momento viene esclusa. Sempre

che da qui alla fine del 2021 ci sia ancora questa maggioranza. I

possibili correttivi sono al momento tre. Il primo è chiudere Quota 100 un

anno prima del previsto, quindi alla fine del 2020. Il secondo è lasciare

il meccanismo in piedi fino alla sua scadenza naturale, quindi fino alla

fine del 2024 ma dando una stretta ai requisiti oggi previsti: ad esempio

alzando l’età minima da 62 a 63 anni. Il terzo correttivo allo studio è

lasciare Quota 100 sempre in piedi fino alla fine ma allungando le

finestre, cioè il periodo che deve passare tra il momento in cui si

maturano i requisiti per lasciare il lavoro e quello in cui effettivamente

si va in pensione. I tre interventi, fra loro alternativi, non

smonterebbero del tutto la misura anche se darebbero una stretta

significativa. Essi però potrebbero essere compensati con un potenziamento

delle misure in favore di chi svolge lavori usuranti, che già oggi hanno

dei vantaggi sull’età pensionabile, o dell’Ape sociale, che consente di

anticipare la pensione alle categorie più deboli come i disoccupati o le

persone con disabili a carico.

Sul reddito di cittadinanza i margini di manovra sono più stretti

soprattutto perché si tratta della misura simbolo del Movimento 5 Stelle,

ancora al governo. Due cose, però, potrebbero essere fatte. La prima è un

ulteriore rafforzamento delle sanzioni a carico di chi prende il sussidio

ma lavora in nero (oggi è prevista la reclusione da due a sei anni). La

seconda, meno scenografica ma forse più opportuna, è un revisione dei

criteri per ottenere il sussidio. In questi primi mesi di applicazione ci

si è accorti che le regole tendono a svantaggiare le famiglie numerose,

premiando invece chi vive da solo. Un effetto non voluto, anzi. Ma causato

dalla metodo di calcolo delle graduatorie rispetto all’Isee, l’indicatore

che misura la ricchezza dei nuclei familiari. E’ probabile che questo

metodo venga rivisto per riequilibrare i rapporti tra famiglie numerose e

single. Naturalmente con un gioco a somma zero: dando qualcosa in più alle

prime e qualcosa in meno ai secondi.

red/alu

 

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