Industria italiana frena anche a luglio. Codacons parla di un flop e mette in guardia su possibile aumento Iva nel 2020

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Mentre oggi il premier Giuseppe Conte si presenta al Senato (dopo avere incassato ieri la fiducia alla Camera), arriva un primo dato che gela il nuovo esecutivo giallo-rosso: è quello relativo alla produzione industriale che a luglio ha continuato il suo trend ribassista. Si tratta del secondo mese consecutivo su base congiunturale, il quinto su base annua. A certificare la discesa è l’Istat: il dato di luglio ha mostrato una flessione dello 0,7% su base mensile dal -0,3% della lettura precedente rispetto al -0,1% del consensus Bloomberg. Stessa flessione su base annua dal precedente -1,2%, mancando anche in questo caso le attese del mercato che si attendeva una crescita dello 0,3 per cento.

“A luglio si rileva, per il secondo mese…

Come mostra il grafico in pagina, la produzione industriale è in stagnazione fin dall’inizio del 2018 e, secondo il Centro Studi Promotor, vi è il concreto pericolo che dalla stagnazione si passi a un andamento più decisamente negativo. “Se così fosse – segnala – sarebbe veramente grave perché il dato del luglio scorso è inferiore al massimo ante-crisi del 2008 del 20,5%”.

Di fronte a questi dati sono scattate le paure dei consumatori. “Una Caporetto per l’industria italiana. Non ci sono più dubbi. L’Italia è attualmente in recessione. Iniziamo il terzo trimestre nel peggiore dei modi e per il quinto mese consecutivo si registra un andamento tendenziale negativo. Peggio di così non si può”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc). Per il Codacons…

Coldiretti segnala invece la crescita dell’alimentare che segna un aumento del 3,2% della produzione. In un quadro incerto per l’economia generale si tratta – sottolinea la Coldiretti – di un segnale importante per un settore trainante del Made in Italy che continua a crescere a livello nazionale e nelle esportazioni. Il cibo – conclude l’associazione – è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 244 miliardi ed è quindi un sensore sensibile dello stato di salute dell’economia.

 

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