N 26: fondatore, così ho costruito una banca da zero (Mi.Fi.)

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‘Sapevamo di avere fondi solo per altre tre settimane’. Un giovane austriaco, intelligente, aggressivo e veloce, sta agitando il mondo bancario tradizionale. Valentin Stalf, fondatore della banca digitale N26, appena nominato Manager of the Year 2019 dalla European Business Press, l’associazione della stampa economica europea che racchiude 42 testate di 27 Paesi e di cui fanno parte Milano Finanza e Capital per l’Italia, ha raccontato qui la sua avventura. Non sarebbe mancato molto, e il nome Stalf sarebbe stato un altro punto sulla mappa degli imprenditori che non ce l’avevano fatta. Ma con una impresa di due persone, che ha avuto la sua prima apparizione virtuale su un divano a Vienna, assieme al suo co-fondatore Maximilian Tayenthal ha formato la più preziosa start-up in Germania, con oltre 1.400 dipendenti. Con slogan pubblicitari provocatori come ‘Si fa banca. Ma senza str…zate’, il duo è riuscito a conquistare più di 3,5 milioni di clienti in 26 Paesi con la banca Internet N26. Ogni giorno si aggiungono in media 10 mila nuovi clienti. Nei prossimi anni – si legge in questa intervista apparsa su Milano Finanza – si prevede che 50 milioni di persone in tutto il mondo avranno un conto presso la banca di Berlino.

Domanda. L’immagine del banchiere in tutto il mondo è molto calata. Perché avete voluto fondare una banca?

Risposta. Ho studiato in una scuola di Economia molto classica in Svizzera. La maggior parte dei miei compagni di classe si è occupata di consulenza o di investment banking, professioni molto classiche. Io invece ho sempre voluto lavorare in un settore in forte crescita e in cui potevo avere un impatto da subito. Così sono entrato nel settore Internet e poi ho avuto l’opportunità alla Rocket Internet di Berlino di lavorare in alcune start-up nel settore bancario e dei pagamenti.

D. Di strada da fare per costituire una banca ce n’è molta. Come ha fatto?

R. Non avevo una strategia o un piano di battaglia fin dall’inizio. Quando io e Maximilian Tayenthal abbiamo fondato insieme N26, nel 2013, l’idea di base era molto diversa. A Vienna abbiamo sviluppato una carta prepagata per bambini. Era una carta di denaro tascabile ricaricabile e un’applicazione che i genitori potevano usare per controllare le spese dei figli. Con la carta era possibile prelevare denaro e pagare senza contanti. Durante la fase di prova molti clienti ci hanno detto: «La tua app è molto più moderna di quella della mia banca tradizionale, può fare di più e offre più trasparenza. È qui che abbiamo visto il potenziale: milioni di clienti sono insoddisfatti dell’attuale offerta delle banche. C’è un’enorme opportunità di cambiare l’attività bancaria al dettaglio.

D. Ma oggi le banche non riescono a realizzare profitti con i servizi tradizionali.

R. Molte aziende e soprattutto le banche stanno lottando con la digitalizzazione. Inoltre le esigenze dei consumatori sono cambiate notevolmente negli ultimi 20 anni. Oggi tutto si fa senza visitare una filiale. Questi due argomenti, i problemi delle banche con la digitalizzazione e le mutate esigenze dei clienti, si traducono in un mercato entusiasmante.

D. Cosa si può fare meglio delle banche affermate?

R. Per prima cosa offriamo la migliore esperienza-utente, soprattutto sugli smartphone. Quando si utilizza N26 sembra di usare Spotify. Poi non ci sono costi nascosti e noi siamo l’alternativa molto più economica.

D. Come ci siete riusciti?

R. Perché abbiamo costruito una banca da zero. Non siamo appesantiti dalla vecchia tecnologia informatica, usiamo sistemi nuovi. Né abbiamo le spese generali, come una banca tradizionale, e senza torri a Francoforte o altrove. Siamo molto snelli. E poi stiamo attentissimi al marchio e a come trattiamo il design. Qui ci posizioniamo in modo diverso dalle banche tradizionali. Questo ci permette anche di rivolgerci a un target di clientela differente.

D. Lei ha ricevuto la licenza bancaria nel 2016. Questo fa di N26 una delle poche fintech con licenza bancaria completa.

R. C’è molta mitologia sull’attività bancaria. Naturalmente è complicato creare una banca. Ma devi solo fare un passo alla volta: creare un progetto, scrivere una domanda, presentarla. Il processo per ottenere una licenza bancaria è relativamente dettagliato nella legge e, naturalmente, è possibile acquisire talento e conoscenza all’interno del proprio team. Siamo fortunati anche perché molte persone brave vogliono lavorare con noi. Il regolatore capisce anche che con un modello di business digitale si sta facendo qualcosa che indica il futuro. Ci sono voluti 12 mesi dalla presentazione della domanda alla concessione della licenza bancaria; un timing molto rapido.

D. Non ha paura di crescere troppo velocemente?

R. Non si tratta di essere il primo o il secondo di per sé. Oggi, con una valutazione di 3,5 miliardi di dollari, siamo la startup più preziosa in Germania e siamo tra le prime tre società fintech in Europa e tra le prime 10 nel mondo. È bello vedere che si può anche portare innovazione nel mondo dall’Europa e non tutto deve arrivare dalla Silicon Valley.

D. Le aspettative su N26 sembrano molto alte. Recentemente siete stati in grado di raccogliere 470 milioni di dollari degli investitori.

R. In totale abbiamo raccolto oltre 670 milioni di dollari in aumenti di capitale. Tuttavia questo non è uno sviluppo lineare. Nel primo ciclo di finanziamento abbiamo avuto investitori di tipo Angel, privati del settore bancario e start-up, ognuno dei quali ha investito qualche decina di migliaia di euro. Alla fine avevamo raccolto mezzo milione in questo modo. Abbiamo fatto il primo giro istituzionale con un fondo tedesco e uno svizzero. In altre parole, investitori di primo stadio, che forniscono capitale di rischio. Siamo riusciti a raccogliere 2 milioni di euro. Poi abbiamo raccolto 10 milioni da Valar Ventures, un fondo americano di Peter Thiel, il fondatore di Paypal. Questo è stato un buon segnale e anche molto importante per noi come team fondatore. Attrarre investitori americani con decenni di esperienza nel settore Internet e alcune delle start-up di maggior successo al mondo ci ha permesso di imparare molto e pensare in dimensioni più grandi. Come risultato, siamo riusciti ad attrarre altri investitori internazionali.

D. Come possono due giovani austriaci, ancora relativamente inesperti, mettere le mani su donatori così rinomati?

R. L’ambiente globale delle start-up è relativamente famigliare. Siamo rapidamente diventati leader del mercato globale del mobile banking e abbiamo attirato l’attenzione perché stiamo capovolgendo un vecchio settore e cambiandolo per molti clienti. Questo ci colloca nella lista di molti investitori rinomati che vorrebbero investire in startup. Ma tali decisioni non vengono prese da un giorno all’altro. Nel corso degli anni abbiamo conosciuto gli investitori e costruito la fiducia. Tuttavia per ogni nuovo finanziamento parliamo con innumerevoli possibili finanziatori. È subito chiaro quando non siamo convincenti. Alla fine l’accordo è con tre o quattro finanziatori su possibili investimenti. Abbiamo sempre lavorato molto intensamente sui round di finanziamento, ma abbiamo anche avuto la fortuna di trovare i partner giusti. Ad esempio, la società cinese Tencent, assieme ad Allianz , ha guidato la nostra serie C, in cui sono stati investiti 160 milioni di dollari. Allianz è una delle società finanziarie europee più tradizionali e Tencent è probabilmente una delle società più affascinanti degli ultimi dieci anni. Una combinazione unica che apre molte nuove opportunità per noi fondatori. Oggi abbiamo un consiglio di sorveglianza con un grande know-how, che è sempre al nostro fianco. I 470 milioni di euro guidati da Insight Ventures, uno dei maggiori fondi di venture capital di New York, ci hanno permesso qualche settimana fa di lanciare il nostro prodotto anche negli Stati Uniti.

D. Avete tanto denaro da bruciare…

R. Non si tratta di bruciare denaro ma di costruire un business sostenibile. Stiamo rendendo il retail banking più facile e meno costoso per milioni di persone. Finché vedremo che troppi clienti soffrono ancora di prodotti bancari scadenti e pagano commissioni elevate, continueremo a crescere. Avere molti capitali ci offre l’opportunità di farlo. Abbiamo sedi a Berlino, Barcellona, Vienna, New York e San Paolo e in futuro vediamo l’opportunità di investire in diverse località in Europa e negli Usa. Abbiamo investito molto anche sul marchio, perché vediamo che il 60% della crescita è organica.

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