Brexit: il piano Johnson tra dubbi Ue e critiche opposizione Uk

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Le nuove proposte del primo ministro britannico, Boris Johnson, per rompere la situazione di stallo sulla Brexit hanno incontrato un certo scetticismo da parte dei funzionari europei, preparando il terreno a settimane di complesse manovre politiche prima dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea in programma per il 31 ottobre.

Nel discorso che ha chiuso la conferenza annuale del partito conservatore, ieri Johnson ha annunciato il suo piano per un nuovo accordo sui termini della divisione tra il Regno Unito e l’Ue definendolo “ragionevole e costruttivo”. Il premier ha detto che se l’Unione non dovesse scendere a compromessi continuerà a essere pronto a portare l’Uk fuori dal blocco alla fine del mese senza un accordo.

Non è chiaro come lo farà, dato che il parlamento ha approvato una legge che richiede al Governo di chiedere all’Ue un nuovo rinvio nella Brexit se non verrà raggiunto un accordo con l’Unione entro il 19 ottobre.

Se Johnson rifiuterà di chiedere l’estensione dell’Articolo 50 all’Unione, andando contro la legge approvata dalla Camera dei Comuni per bloccare il no-deal, è probabile che i legislatori dell’opposizione e i deputati ribelli del suo stesso partito agiscano – attraverso i tribunali o attraverso un voto di sfiducia in parlamento – per garantire che venga presentata una richiesta di proroga della Brexit di tre mesi.

Tuttavia, il Regno Unito sembra diretto verso le elezioni generali nei prossimi mesi. Ieri Johnson ha proposto di sospendere nuovamente il parlamento tra l’8 e il 14 ottobre per aggiornare l’agenda legislativa. Un portavoce del Governo ha affermato che ciò avverrebbe per “il minor tempo possibile”. La Corte Suprema del Regno Unito il mese scorso si è pronunciata contro i precedenti tentativi del premier di sospendere il parlamento per cinque settimane.

Le proposte di Johnson, presentate formalmente all’Ue in un testo legale ieri, mirano a risolvere il dilemma del backstop, al centro della saga sulla Brexit che ha paralizzato il parlamento, ovvero come evitare un confine rigido tra l’Irlanda del Nord, che si trova nel Regno Unito, e la Repubblica d’Irlanda, che rimarrà uno Stato membro dell’Ue, dopo il ritiro britannico dall’Unione.

Johnson ha detto che, sulla base della sua proposta, l’Irlanda del Nord si ritirerebbe insieme al resto del Regno Unito dall’unione doganale europea, che impone un insieme comune di tariffe sulle importazioni dall’esterno del blocco. L’accordo dell’ex premier britannica, Theresa May, manteneva il Regno Unito all’interno dell’unione doganale in attesa del raggiungimento di altri accordi commerciali tra l’Ue e l’Uk. In una concessione significativa da parte del Regno Unito, l’Irlanda del Nord rimarrebbe almeno temporaneamente all’interno dell’orbita normativa dell’Ue per l’agricoltura e i manufatti.

Dopo aver parlato con Johnson per telefono, il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker ha accolto con favore la determinazione del premier britannico a compiere progressi verso un accordo ma ha detto che “ci sono ancora alcuni punti problematici che avranno bisogno di ulteriore lavoro nei prossimi giorni”, comprese le idee doganali del primo ministro.

Altri funzionari europei non hanno respinto le idee, suggerendo che sono potenzialmente un punto di partenza per i negoziati ma molti sono scettici sul fatto che possano costituire la base di un accordo e alcuni hanno affermato di essere incerti sul fatto che Johnson voglia davvero evitare una Brexit senza accordi.

Dopo che il premier irlandese, Leo Varadkar, ha parlato ieri con Johnson, il Governo della Repubblica d’Irlanda ha dichiarato di aver detto al primo ministro britannico che le sue proposte “non soddisfano pienamente gli obiettivi concordati dal backstop”.

Il leader del partito laburista britannico, Jeremy Corbyn, ha respinto le proposte di Johnson, dicendo che quello proposto “è peggio dell’accordo di Theresa May. Non credo che otterrà il sostegno necessario”.

È probabile che i negoziati con l’Ue si surriscalderanno durante il Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre a Bruxelles. Sulla questione irlandese Johnson ha affermato che i controlli doganali non saranno necessari “al confine o vicino al confine”, suggerendo che saranno fatti attraverso l’uso della tecnologia oltre il confine e con altri metodi.

“Se non riusciremo a trovare un accordo a causa di una discussione tecnica sull’esatta natura dei futuri controlli doganali allora non dobbiamo dubitare sul fatto che l’alternativa sarà il no-deal”, ha detto Johnson nel suo discorso.

La proposta doganale sarà probabilmente la parte più problematica del piano dal punto di vista dell’Ue, hanno affermato alcuni funzionari europei, sottolineando che tali soluzioni tecniche non sono operative in nessuna frontiera terrestre nel mondo e dubitando che potrebbero essere pronte nei prossimi due anni. I funzionari hanno anche espresso preoccupazione per il fatto che il Governo britannico voglia definire i dettagli di questo accordo dopo l’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Ue.

I funzionari britannici riconoscono che, affinché le disposizioni funzionino, l’Ue dovrebbe modificare alcune delle proprie norme doganali per facilitare gli scambi transfrontalieri. Le proposte implicano un accordo complesso in base al quale i controlli per garantire che merci e prodotti alimentari soddisfino le norme dell’Ue sarebbero svolti in transito dal Regno Unito all’Irlanda del Nord, mentre saranno necessarie formalità separate per le tasse e le imposte sul valore aggiunto negli scambi tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda.

Tali accordi entrerebbero in vigore nel periodo di transizione post-Brexit, durante il quale i rapporti commerciali e politici tra Uk e Ue rimarrebbero sostanzialmente come sono fino alla fine del 2022 al più tardi.

Johnson ha chiarito che il Regno Unito non vuole essere legato alle norme dell’Ue dopo la transizione su questioni come le norme sul lavoro e ambientali, la concorrenza e la politica in materia di aiuti di Stato. Questo piano, ha affermato Corbyn, suggerisce che “il primo ministro sembra voler una Uk liberalizzata in una corsa verso il basso”.

La proposta di Johnson ha ampliato la portata della sua precedente idea secondo cui l’Irlanda del Nord si sarebbe attenuta alle norme dell’Ue solo in agricoltura, ampliando tale impegno verso altri beni. Il passo è stato accolto da Juncker.

I legislatori britannici hanno già respinto tre volte l’accordo sulla Brexit che è stato negoziato l’anno scorso, portando a due rinvii rispetto alla data di uscita originale del Regno Unito dall’Ue, prevista per il 29 marzo.

Johnson, il cui partito è in minoranza in parlamento, vuole le elezioni generali ma i partiti dell’opposizione hanno bloccato tale voto fino a quando una Brexit senza accordo il 31 ottobre sarà fuori dal tavolo.

In una dichiarazione ieri il partito democratico unionista nordirlandese (Dup) ha appoggiato le idee di Johnson, affermando che assicurano che il Regno Unito lasci l’Ue “come una Nazione unica”. Il Dup ha inoltre accolto con favore l’insistenza del primo ministro secondo cui i legislatori dell’Irlanda del Nord dovrebbero avere voce in capitolo se la regione continuerà a essere soggetta alle normative dell’Ue dopo la Brexit. Tuttavia, alcuni funzionari europei hanno affermato di considerarlo un altro punto debole del piano, dando effettivamente al partito un veto sull’accordo.

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