Def: 6 mld flessibilità ancora da negoziare con Ue (Stampa)

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Servirà un grande esercizio creativo da parte della Commissione europea per far rientrare la manovra italiana nel recinto delle regole Ue. Un’attività che Pierre Moscovici è solito descrivere come “mettere il cuscino nella valigia”.

La flessibilità-extra messa in conto dall’Italia, scrive La Stampa, equivale a circa sei miliardi di euro, lo 0,35% del Pil: 3,5 miliardi sono legati a un piano contro il dissesto idrogeologico e per “favorire la sostenibilità ambientale”, i restanti 2,5 sono frutto di un diverso calcolo dell’output gap (differenziale tra crescita reale e potenziale). Una questione che sull’asse Roma-Bruxelles si trascina da anni, ma che non è mai stata risolta.

Al momento, secondo quanto risulta al giornale, “il confronto non è affatto finito”, anche perché si attende il 15 ottobre per esaminare nel dettaglio le misure contenute nelle bozza di bilancio. Dopodiché “serviranno ulteriori negoziati”. La Commissione ufficialmente non commenta i dati contenuti nella nota di aggiornamento al Def, ma fonti ben informate spiegano al quotidiano che il via libera all’intera flessibilità chiesta dall’Italia “non è affatto scontato”. E ulteriori problemi potrebbero sorgere sul tema della lotta all’evasione: a Bruxelles la stima di 7 miliardi prevista dal governo è considerata

troppo ottimistica.

In queste settimane il commissario Moscovici ha lavorato in stretto contatto con il Tesoro per cercare gli spiragli utili a infilare il cuscino nella valigia. Il ministro Roberto Gualtieri ha inoltre trovato

una sponda nella direzione generale Affari economici e finanziari guidata dall’italiano Marco Buti.

Sul fronte della flessibilità il terreno è parso fertile, ma il verdetto sulla manovra arriverà solo il 20 novembre. E nel frattempo ci sarà il cambio della guardia. Dal primo novembre Moscovici lascerà l’incarico e anche Buti è destinato ad abbandonare presto la dg Ecfin per una sorta di incompatibilità “di passaporto” con Paolo Gentiloni. Spetterà quindi al nuovo commissario difendere l’impostazione elastica all’interno del prossimo esecutivo per controbilanciare Valdis Dombrovskis. L’ago della bilancia sarà Ursula von der Leyen, ma al momento la sua linea resta un’incognita anche per gli stessi commissari.

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