Un virus minaccia l’attività del parlamento

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Il voto che taglia più di trecento parlamentari – e ufficializza, con festa di piazza, la insopportabile sinonimia tra funzioni istituzionali e poltrone degli altri – chiude cinquanta giorni di grandi recite nelle due camere. Il 20 agosto con l’arringa, non priva di sadismo, del capo del governo, a pochi centimetri dal proprio vice vicario, il quale assiste con una curiosa mimica che esalta il vuoto di reazioni. Da allora, si susseguono recite forti, a cui il parlamento, e le sue due camere, ci avevano disabituato. Principalmente, muoiono e nascono due governi, costituzionalmente identici, politicamente innaturali. Non un elettore, non uno, ha messo in conto, votando, u…
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