WALL STREET: in calo con dubbi su accordo Usa-Cina

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Wall Street prosegue in calo, con gli investitori che stanno giá guardando ai colloqui commerciali tra Cina e Stati Uniti, previsti per la seconda parte della settimana. Le aspettative dei mercati sono piuttosto basse, con gli operatori che non si attendono alcun progresso decisivo nelle trattative.

Il Dow Jones perde lo 0,15% e l’S&P 500 lo 0,1%. In calo anche il Nasdaq Composite, a -0,06%.

I rischi legati al commercio stanno pesando sempre di piú sull’outlook di crescita degli Stati Uniti. “L’aumento del protezionismo, l’incertezza politica commerciale e il rallentamento della crescita globale sono considerati i principali rischi per l’economia americana”, afferma Gregory Daco di Oxford Economics.

“Le speranze su questo round di trattative appaiono giá limitate dalle indicazioni secondo cui la Cina non sarebbe pronta a mettere sul tavolo molte offerte”. Infatti, le autoritá cinesi sarebbero sempre piú riluttanti a perseguire un’intesa commerciale su vasta scala, secondo indiscrezioni di stampa. Liu He ha dichiarato che la sua offerta lascerá fuori dal tavolo dei colloqui alcuni temi-chiave come la riforma della politica industriale cinese e dei sussidi statali.

“Non abbiamo grandi aspettative per l’incontro, in quanto c’è qualche possibilitá che i due Paesi raggiungano solo un accordo parziale”, commenta Zara Myers di Ubs Corporate Communications. “I dati macroeconomici deludenti della scorsa settimana potrebbero incoraggiare l’amministrazione americana a non aumentare le tariffe dal 25 al 30%.

Tuttavia, un’intesa su pochi elementi aiuterebbe” ben poco l’economia Usa, per cui “prevediamo ancora un sostanziale rallentamento all’inizio del 2020”.

Un ampio accordo “è ovviamente possibile, ma le probabilitá sono molto basse, in quanto rimangono problemi sostanziali tra Stati Uniti e Cina e, ancora piú importante, non è prevista la partecipazione dei due presidenti, Trump e Xi, all’incontro di questa settimana”, chiaro segnale del fatto che nessuna svolta potrá essere raggiunta, precisa l’esperta.

“Nell’attuale contesto di mercato, anche solo un ritardo degli aumenti tariffari previsti per il 15 ottobre potrebbe giá essere visto come un successo”, affermano gli analisti di Unicredit. Venerdì i dati sul mercato del lavoro americano a settembre hanno indicato che l’economia Usa, seppure in rallentamento, continua a creare un gran numero di posti.

Tuttavia, nel complesso i numeri “sono stati molto contrastanti, “con la disoccupazione ai minimi dal 1969, ma la crescita dei salari si è arrestata”, commenta Kit Juckes, strategist di Societe Generale, evidenziando come i numeri, insieme ai cali degli indici Ism, “rendono meno facile prevedere l’outlook della politica monetaria della Fed”. Il tasso di crescita dell’occupazione “è abbastanza forte da non indicare la necessitá di un altro taglio dei tassi, sicuramente non piú di 25 punti base”, conclude Juckes.

L’economia degli Stati Uniti sembra “abbastanza robusta” grazie a un mercato del lavoro in salute e una forte spesa dei consumatori, conferma Steve Schwarzam, presidente e Ceo di Blackstone Group. La serie di dati macroeconomici deludenti pubblicati la scorsa settimana ha suggerito che la guerra commerciale tra Cina e Usa ha iniziato ad impattare sulla crescita americana, alimentando le preoccupazioni su una possibile recessione. Tuttavia, l’esperto osserva che la produzione rappresenta solamente l’11% del Pil Usa. “Sono i consumi a contare per il 70%, o forse di piú, e questi stanno andando abbastanza bene. Non credo che gli Stati Uniti siano su un percorso che li porterá verso una recessione”.

I tagli dei tassi della Fed stanno “avendo un effetto tangibile sui consumatori americani”, commentano gli analisti di Morgan Stanley, sottolineando come la dinamica dei mercati “piú sensibili ai tassi sta seguendo quasi perfettamente quanto previsto dai modelli predittivi sui tassi”. Tuttavia, “sebbene la politica della Fed abbia aiutato a stabilizzare l’outlook di crescita degli Stati Uniti”, continuano gli esperti, “la continua debolezza degli altri comparti indebolisce e rende piú fragile la fase espansiva, mantenendola dipendente da condizioni finanziarie accomodanti”.

In questo senso, oggi alle 19h00 è atteso un discorso di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve.

Sul fronte valutario, il cambio euro/usd tratta a 1,0993.

Sull’obbligazionario, il rendimento del T-Note decennale è dell’1,538%, quello del biennale dell’1,436%.

voc/lus

valentina.corsi@mfdowjones.it

 

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