Ucraina: consigliere Pence sorpresa da telefonata Trump-Zelensky

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Un funzionario del dipartimento di Stato statunitense che ora lavora per il vicepresidente Usa, Mike Pence, ha detto agli investigatori che si occupano dell’impeachment di essere sorpreso dalla natura politica della telefonata del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avvenuta il 25 luglio con la controparte ucraina, Volodymyr Zelensky, ha riferito una fonte.

Jennifer Williams, consigliere speciale di Pence per l’Europa e la Russia, è arrivata al Congresso ieri mattina ed è stata il primo membro dello staff del vicepresidente a testimoniare. Lei, insieme ad altri funzionari, ha ascoltato la telefonata di Trump con Zelensky, una conversazione che ha scatenato l’indagine per l’impeachment della Camera.

Nella sua testimonianza a porte chiuse Williams ha affermato che il vicepresidente non è stato coinvolto in alcuna discussione sulle indagini politiche e non ha mai avviato inchieste con Zelensky, secondo quanto ha dichiarato una fonte.

Williams, un funzionario di carriera del servizio estero che ha prestato servizio sia in amministrazioni repubblicane che democratiche, è stata la prima funzionaria della Casa Bianca ad apparire volontariamente davanti alle Commissioni della Camera questa settimana dopo che diversi colleghi hanno rifiutato su indicazione della Casa Bianca.

I democratici della Camera hanno deciso di non costringere l’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, a testimoniare, mantenendo la tregua mentre un tribunale federale dovrebbe decidere presto sulla possibilità che un altro ex funzionario della Casa Bianca possa decidere di non cooperare con i legislatori.

Separatamente, la Commissione Intelligence della Camera ieri sera ha emesso un mandato di comparizione per il capo di gabinetto di Trump, Mick Mulvaney, affinchè testimoni oggi, dopo che la Casa Bianca ha detto all’inizio di questa settimana che Mulvaney non sarebbe potuto comparire. “Speriamo che Mulvaney non si nasconda dietro gli sforzi in corso da parte del presidente per nascondere la verità e ostacolare la nostra indagine”, ha detto un funzionario che lavora sull’inchiesta.

Il mese scorso Mulvaney ha collegato la decisione di Trump di sospendere gli aiuti all’Ucraina alla volontà di Kiev di avviare un’indagine relativa alle elezioni del 2016 ma alcune ore dopo ha rilasciato una dichiarazione in contraddizione con le sue osservazioni precedenti.

Prima della testimonianza, l’avvocato di Williams, Justin Shur, ha detto che avrebbe risposto alle domande se “fosse stata richiesta la comparizione” e che la sua testimonianza “rifletterà in gran parte ciò che è già nel registro pubblico”.

La Commissione Intelligence ha emesso un mandato di comparizione ieri mattina per ottenere la testimonianza di Williams, ha detto un funzionario che lavora sull’indagine per l’impeachment.

Williams e il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Pence, il generale Keith Kellogg, hanno ascoltato la chiamata del 25 luglio con diversi collaboratori di Trump e altri membri del personale della Casa Bianca, secondo le persone che hanno familiarità con la questione. Nella telefonata, il presidente ha chiesto a Zelensky di indagare sul candidato alla nomination presidenziale democratico Joe Biden e su suo figlio, Hunter, secondo una trascrizione parziale pubblicata dalla Casa Bianca.

Trump ha negato qualsiasi scambio di favori riguardante gli aiuti alla sicurezza in Ucraina che aveva congelato prima della telefonata, e ha definito l’indagine per l’impeachment, scatenata dalla chiamata, come “una caccia alle streghe”.

Diversi colleghi di Williams alla Casa Bianca hanno espresso preoccupazione per la natura della discussione del presidente con Zelensky e per le azioni dell’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Unione Europea, Gordon Sondland. Pence nelle ultime settimane ha rilasciato una serie di interviste televisive, durante le quali ha negato di aver mai discusso “della questione dei Biden con il presidente Zelensky”.

Pence non ha chiarito se fosse a conoscenza del fatto che alcuni individui, tra cui Sondland e l’avvocato personale del presidente, Rudy Giuliani, avevano affermato che l’aiuto all’Ucraina o un incontro privato tra Zelensky e Trump dipendevano dall’avvio dell’indagine ucraina sui Biden.

Pence ha ereditato il portafoglio ucraino da Biden, il suo predecessore. Sin dai primi giorni dell’amministrazione, i funzionari nel suo ufficio credevano che fosse importante riaffermare l’impegno degli Stati Uniti nei confronti di Kiev e cercarono di allontanare Trump da una posizione filo-russa, secondo diversi funzionari amministrativi attuali e precedenti.

Uno di questi momenti è arrivato nel giugno 2017 quando l’allora presidente ucraino, Petro Poroshenko, il predecessore di Zelensky, ha visitato la Casa Bianca. Quel giorno avrebbe dovuto incontrarsi con Pence, ma il vicepresidente ha esortato Trump a vederlo, in particolare considerando che l’inquilino della Casa Bianca aveva ospitato due diplomatici russi nello Studio Ovale un mese prima. Trump era riluttante, ma alla fine aveva ceduto alle sollecitazioni del vicepresidente.

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