Abruzzo al voto, la scommessa di Salvini e la conta dei cinque stelle

L’Abruzzo, politicamente oltre che geograficamente, è una regione di frontiera tra Nord e Sud. Ai tempi della Prima Repubblica era una roccaforte democristiana come il resto del Sud. A partire dal 1994 il controllo della regione è ruotato tra centro-sinistra e centro-destra. Alle regionali del 2014 vinse il centro-sinistra con il 46,3%.

Le politiche del 2013 segnano anche qui uno spartiacque. Il M5S diventa il primo partito con un sorprendente 29,9 % (Camera) contro il 29,5 % del centrodestra berlusconiano e il 26,2 del centrosinistra bersaniano. La Lega Nord prende 1.407 voti, lo 0,2 %. Il copione si ripete, in termini di graduatoria, anche alle ultime politiche del marzo 2018: primo il M5sS, secondo il centrodestra , terzo il centrosinistra con un misero 17,6 %. Cambiano però le percentuali. Cresce il M5S che arriva al 39,6%, crollano Forza Italia e il Pd . Ma soprattutto cresce la Lega Nord di Salvini che si maschera dietro il nuovo simbolo da cui il Nord scompare. Con i suoi 102.283 voti supera il Pd e diventa il terzo partito nella regione dietro al M5s e a una incollatura da Forza Italia. Il risultato in Abruzzo non si è discostato sostanzialmente da quello nazionale, ma qualche differenza c’è. In particolare, il notevole successo del M5S lo ha portato ad avere qui una percentuale di voti più alta della media nazionale (il 39,6 contro il 32,7), ma non della media dei suoi voti al Sud che è stata del 42,3 per cento. Questo è il passato. Il presente è il voto di domenica prossima.

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