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Afghanistan: min.Esteri chiede sanzioni internazionali contro talebani

Il ministro degli Esteri afghano ha chiesto la reimposizione delle sanzioni internazionali contro i leader talebani dopo che gli insorti si sono impadroniti di altre tre province, rafforzando la presa sul Paese, e si preparano a puntare su Kabul.

Con la caduta ieri dei capoluoghi delle province di Farah, Baghlan e Badakshan, da venerdì scorso i talebani hanno conquistato nove dei 34 capoluoghi di provincia dell’Afghanistan, comprese città importanti come Kunduz, e hanno anche rafforzato la loro cerchia attorno ai più grandi hub regionali del Paese: Herat, Kandahar e Mazar-e-Sharif.

L’offensiva viola gli impegni che i talebani hanno assunto con gli Stati Uniti in base agli accordi di Doha del febbraio 2020 che hanno accelerato il ritiro militare degli Stati Uniti dall’Afghanistan e merita una severa risposta internazionale, ha affermato il ministro degli Esteri afghano, Haneef Atmar, in un’intervista. Il ministro ha esortato gli Stati Uniti e altri Paesi a rispondere sia ripristinando le sanzioni delle Nazioni Unite che avevano vietato ai leader talebani di muoversi per il Paese che usando la forza militare contro il gruppo.

“La comunità mondiale dovrebbe unirsi per fermare gli attacchi dei talebani alle città. Questa è una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali, non solo una minaccia all’Afghanistan”, ha affermato Atmar. “Gli attacchi alle città avranno conseguenze destabilizzanti per la regione e la comunità internazionale, non solo per l’arrivo di rifugiati all’estero ma anche di altri combattenti stranieri in Afghanistan, che apriranno il terreno all’arrivo di altri gruppi terroristici”, ha spiegato.

I talebani, ha aggiunto il ministro, sono particolarmente suscettibili a nuove sanzioni perché una parte significativa della leadership del gruppo ora vive nella capitale del Qatar. “Il mondo intero è stato ingannato dai talebani”, ha detto.

I negoziatori di pace afghani, l’inviato speciale degli Stati Uniti Zalmay Khalilzad e i rappresentanti dei Paesi della regione e dei talebani stanno tenendo una serie di incontri a Doha questa settimana nel quadro di uno sforzo finora fallito per trovare una soluzione pacifica e affrontare il deterioramento della situazione della sicurezza in Afghanistan.

Khalilzad ha avvertito all’inizio di questo mese che gli Stati Uniti e la comunità internazionale non riconosceranno un Governo talebano se il movimento insorto prenderà il potere con la forza e non gli fornirà alcuna assistenza economica. Prima dell’invasione del 2001, solo tre Paesi riconoscevano il regime talebano a Kabul: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Mentre i negoziatori talebani a Doha insistono nel cercare un accordo di pace, sul campo in Afghanistan gli insorti hanno portato avanti la loro campagna. Ieri, dopo giorni di combattimenti, i militanti sono entrati nel centro della città di Farah, capitale dell’omonima provincia nel sud-ovest del Paese, occupando l’ufficio del governatore. “La gente ha fretta di fuggire dalla città”, ha detto Dadullah Qani, membro del consiglio provinciale, aggiungendo che “l’intera città è in preda al panico”.

Più tardi ieri i militanti hanno catturato Pul-e-Khumri, il capoluogo della provincia di Baghlan, e dopo il tramonto sono entrati a Faizabad, il capoluogo del Badakhshan nel nord-est del Paese. “La città è crollata”, ha detto Abdullah Haji Nazari, a capo del consiglio provinciale di Badakhshan. Prima dell’invasione degli Stati Uniti nel 2001, quando la maggior parte dell’Afghanistan era sotto il dominio dei talebani, Badakhshan ne era rimasta fuori.

Durante la notte, i talebani si sono anche spinti verso la città settentrionale di Mazar-e-Sharif, l’unica città nel nord-est dell’Afghanistan ancora sotto il controllo di Kabul. Il comandante del Corpo d’Armata afghano con sede in città è stato sostituito durante la notte dal generale Zabihullah Mohmand, hanno detto i militari. Se Mazar-e-Sharif dovesse cadere, i talebani potrebbero trascinare le loro forze attraverso il nord del Paese verso la capitale afghana.

Decine di migliaia di sfollati dalle province recentemente conquistate dai talebani hanno già inondato Kabul e molte famiglie dormono nel parco del ricco quartiere di Shar-e-Naw. Ogni pochi minuti ieri arrivava una nuova famiglia nel parco.

Hekmat Karzai, un ex viceministro degli Esteri che dirige un think tank a Kabul, ha affermato che sta rispondendo senza sosta alle richieste degli afghani che chiedono il suo aiuto per fuggire dal Paese o per ottenere garanzie di sicurezza dai talebani. L’uomo ha attribuito la recente serie di sconfitte al Governo del presidente Ashraf Ghani e ha avvertito che, se tutte le forze politiche anti-talebane non si uniranno la catastrofe sarà imminente.

“Le persone che stanno soffrendo non si sentono rappresentate dal Governo. Di conseguenza, molti stanno semplicemente deponendo le pistole e se ne vanno”, ha detto Karzai, aggiungendo che “se non useremo misure drastiche, finiremo per vedere una quantità schiacciante di territorio nelle mani dei talebani e molto presto Kabul sarà completamente circondata e soffocherà. Sto parlando di settimane. Non è una situazione lontana”.

cos

(END) Dow Jones Newswires

August 11, 2021 05:05 ET (09:05 GMT)

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