Al made in Italy 140 milioni: più e-commerce, meno fiere

Il nuovo Piano straordinario per il made in Italy prefigura una selezione per le grandi fiere. Punta di più sulla comunicazione e sulla formazione. E prevede un fondo di riserva per far fronte alle emergenze «geo-economiche». Michele Geraci, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico in quota Lega, spiega le scelte sul budget per la promozione del commercio estero. «Partiamo dalla dote complessiva che è pari a 140 milioni, quasi 10 in più rispetto a un anno fa». I 140 milioni sono la somma dei 90 stanziati nell’ultima legge di bilancio per il 2019 e di 50 milioni lasciati “in eredità” dal precedente governo grazie al recupero di fondi perenti dello Sviluppo economico. «I 90 milioni della manovra sono un risultato importante, frutto di un positivo negoziato che abbiamo avuto con il ministro dell’Economia Giovanni Tria», aggiunge Geraci. Il decreto di riparto coinvolge i tre ministri competenti per il piano: Di Maio (Sviluppo), Moavero Milanesi (Affari esteri) e Centinaio (Politiche agricole). Nello schema, spicca subito la previsione di un «fondo di riserva» da destinare ad eventuali emergenze geo/economiche: su tutte una Brexit senza accordo e i dazi Usa sulle auto. Il fondo, se necessario, sarà alimentato rimodulando gli stanziamenti previsti per le 9 linee di azione del Piano.

Al netto di questi rischi, le novità più evidenti riguardano le fiere. Nella proposta messa a punto da Geraci, rispetto al piano 2018 per quelle italiane il budget scende da 33 a circa 29 milioni; per la partecipazione delle nostre imprese a quelle estere, invece, diminuisce da 24 a 15-16. Perché questa scelta? Geraci dice di non temere le proteste delle imprese. «Questi numeri vanno contestualizzati. L’obiettivo è compensare questo calo con l’aumento delle iniziative di comunicazione, che includono le spese per portare i buyers in Italia. Poi certo, c’è l’intenzione di confermare le fiere italiane di successo accorpandone altre se si crea maggiore efficienza».

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