Armi, “serve banca dati comune sullo stato psicologico di chi le possiede”: ma il disegno di legge è bloccato in commissione da un anno


Armi, “serve banca dati comune sullo stato psicologico di chi le possiede”: ma il disegno di legge è bloccato in commissione da un anno 

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Era una mattina come tante, quella del 23 luglio 2010, alla Gifas Electric di Massarosa, in provincia di Lucca, quando due dirigenti dell’azienda versiliese di materiale elettrico, Luca Ceragioli, 49 anni, e Jan Frederik Hilmer, 33, ricevettero la visita di un ex dipendente. Paolo Iacconi, licenziato in precedenza, aveva ottenuto un appuntamento con loro con la scusa di chiedere dei consigli. Al ritrovo era giunto in auto da Pordenone. Bevuto un caffè insieme, Iacconi estrasse una pistola. Li freddò entrambi. Ceragioli, sposato e padre di due figlie, e Hilmer, papà da 34 giorni. Quindi provò a dare fuoco alla scena del delitto e, non riuscendoci, si barricò in bagno riservando a se stesso la medesima fine. Si scoprì solo in seguito che l’arma di Iacconi era legalmente detenuta, nonostante lui fosse stato ricoverato due volte in regime di tso e avesse tentato due volte il suicidio.

Gli omicidi commessi con armi legalmente detenute
Gabriella Neri, vedova di Ceragioli, capisce subito il gap legislativo che sta dietro la morte del marito: manca una legge che istituisca un database condiviso tra le Asl, e in particolare i reparti di psichiatria, e le autorità preposte al rinnovo del porto d’armi. Cosa accade se nel detentore dell’arma subentra una malattia mentale, un…