Autonomie, dalla spesa pro capite alle competenze: cosa divide M5S e Lega

Sull’autonomia differenziata chiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna la maggioranza è divisa. Se la Lega preme e sottolinea che la riforma è nel contratto di governo, i Cinque Stelle lanciano l’altolà: non si possono creare regioni di serie A e regioni di serie B, è il messaggio, il trasferimento di funzioni non può e non deve essere un modo per sbilanciare l’erogazione di servizi essenziali a favore delle regioni più ricche. È atteso per questa settimana un vertice politico sul dossier tra il premier Conte e i suoi due vice Di Maio e Salvini.

Il nodo della spesa pro capite
L’entrata in gioco dei fabbisogni standard, e della clausola che garantisce alle regioni del Nord una dote pari almeno alla media pro capite nazionale, è il punto che continua a dividere i due alleati di governo, in un percorso su cui il Quirinale vigila con attenzione. In Lombardia (463 euro pro capite) e Veneto (483), come ha rilevato Il Sole 24 Ore del 16 febbraio, l’istruzione costa meno che nella media nazionale (537). Pareggiare i conti significherebbe far crescere di un miliardo l’Irpef che rimane nelle due regioni. E come si fa a far tornare i conti a livello nazionale? Un sistema per funzioni omogenee taglierebbe alle scuole delle altre regioni il miliardo in più di Lombardia e Veneto. Ma la spesa per l’istruzione è rigida, per il 91% paga gli stipendi. Per cui servirebbero altri tagli nei conti statali o coperture alternative, perché il tutto deve avvenire “senza nuovi oneri” per il bilancio pubblico. Uno spostamento di risorse, quindi, ci sarebbe. E sarebbe soprattutto guidato da un parametro brutale come la spesa media pro capite. Che spesso non ha nulla a che fare con l’efficienza. Nella scuola i costi fissi sono gli stessi ovunque, ma il conto per abitante è più leggero nella densa pianura padana che nella montuosa Calabria o nella piccola Basilicata. E la demografia, oltre alla geografia, aiuta a spiegare le differenze. Le inefficienze ci sono, variamente distribuite, e in molti settori l’incrocio fra spesa e livelli dei servizi non aiuterebbe il Sud, roccaforte elettorale dei Cinque Stelle, nemmeno con i fabbisogni standard. Ma un criterio come la spesa pro capite non aiuta a scovarle. E può avere più di un problema a difendersi da obiezioni costituzionali.

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